IL MONDO GLBTQ TRA L’AUTOGHETTIZZAZIONE E LA VOGLIA DI APRIRSI

Non sono omosessuale (probabilmente sono bisex, come la maggior parte di noi) e, prima di conoscere alcuni amici omosessuali, non ho mai frequentato ambienti e locali, né visitato siti internet totalmente frequentati e dedicati alle persone GLBT. Ho visto questo mondo quindi un po’ da “esterna”, se così si può dire. Mi aspettavo di trovare qualcosa di simile alla profonda consapevolezza dei neri rispetto al razzismo, o alla determinazione di tante donne rispetto al sessismo, forse un po’ chiuso ma comunicativo e forte.
Ho visto invece un mondo completamente diverso, apparentemente superficiale, tutto centrato sui corpi, sul sesso, che oscilla fra l’esibizionismo e la paura di essere riconosciuto per quello che è, cioè se stesso. Ho trovato anche persone consapevoli e determinate nel difendere i loro diritti e quelli degli altri, riunito in associazione laiche a cui aderiscono i non credenti, e associazioni di credenti che vivono la profonda contraddizione fra la ricerca della propria libertà e del rispetto di sé e la posizione della maggior parte delle chiese (purtroppo) discriminanti ed escludenti. Ho visto soprattutto un mondo vario, ricco di potenzialità, ma fondamentalmente diviso e chiuso. Diviso al suo interno, e chiuso sia all’interno che soprattutto verso l’esterno, il mondo etero, una specie di auto-esclusione come mai avrei immaginato che potesse realizzarsi, in particolare nella nostra epoca che non è certo accogliente, ma almeno in Europa non condanna più a morte. Ho visto per esempio che i non credenti si tengono bene separati dai credenti, sono diffidenti (senza dubbio con molte ragioni) verso le chiese indiscriminatamente, che i credenti di una denominazione cristiana tendono ad avere rapporti solo con altri della stessa denominazione o a prevaricare gli uni sugli altri, troppo poche sono le associazioni cristiane che hanno il coraggio, o la voglia di confrontarsi all’esterno, di esporsi, di leggere la propria condizione di discriminati alla luce del vangelo e di proporre con forza questa lettura all’interno e all’esterno delle chiese. Il tutto sempre pervaso da una profonda sofferenza, bisogni frustrati, sensazione di impotenza.
Sono sicura che a qualcuno questa lettura del mondo GLBT sembrerà falsa e presuntuosa: ecco la solita saputella che spara a zero su cose che non sa. Probabilmente in parte è vero, ma la cosa importante non è il mio giudizio, che non mi permetterei assolutamente di dare. Quello che ho scritto infatti non è un giudizio ma una serie di osservazioni ripetute e confermate da esperienze personali e non. E le scrivo perché sono convinta che il mondo GLBT possa e debba esprimere la propria diversità molto meglio, valorizzandola, sostenendola e sostenendo il proprio diritto ad un uguale trattamento nella società. Quello che voglio fare, nella settimana dell’ecumenismo, è un richiamo al mondo dei credenti GLBT per una maggiore apertura e unità. Prevaricare, dividersi, essere rancorosi, è certamente molto umano, ma assai poco evangelico, e per di più per nulla utile a superare discriminazioni e sofferenza. Gesù non ha mai respinto nessuno, nessuno che abbia avuto il coraggio di insistere dimostrando fiducia in Lui, cioè fede.
Questo non vuol affatto dire che le persone GLBT devono essere uguali. Ma serve a valorizzare la diversità escludere le persone etero dalle associazioni? O formare associazioni di sole lesbiche o di soli omosessuali? O discriminare le persone transessuali, le più fragili di tutte, palesemente escluse dalla maggior parte della associazioni e iniziative?
La nostra chiesa parteciperà al prossimo Gay Pride, così come ha partecipato alla manifestazione per l’approvazione della legge sulle coppie di fatto. La scelta di partecipare a quest’ultima manifestazione è stata unanime al nostro interno: la laicità dello Stato non deve essere messa in discussione, a garanzia di tutti. Eppure ha provocato reazioni negative e attacchi personali proprio dal mondo dei gay credenti, a conferma di quanto ho detto sopra. Quella invece di partecipare al gay pride è stata una scelta discussa e non facile, soprattutto per le caratteristiche che hanno i gay pride in Italia, profondamente diversi da quelli che vengono realizzati negli USA, terra di origine di queste iniziative: qui manifestazioni più che altro folcloristiche, variopinte e esibizioniste, volte molto a provocare più che a raccogliere consensi; là fatte da persone per la maggior parte allegre, vivaci e colorate ma non certo provocatorie, un’allegra e salda affermazione di diversità e diritti, che coinvolge anche famiglie e bambini.
Ma abbiamo ritenuto che, da cristiani, non potessimo né escludere né autoescluderci. Accogliere significa anche partecipare a quello che gli altri condividono, per condividere con loro, anche con osservazione critica, purché propositiva e comunque solidale.
Spero che sarà una bella e costruttiva esperienza per tutti.

Marta Torcini
Vicemoderatore della CCM/MCC di Firenze

1 thought on “IL MONDO GLBTQ TRA L’AUTOGHETTIZZAZIONE E LA VOGLIA DI APRIRSI

  1. Il 5 Marzo ci sarà una manifestazione importante a Roma! È importante esserci! Aumentiamo le occasioni di apertura!!!!! …anche perché capire i motivi delle chiusure forse non è così difficile…non è una storia facile ed essere sotto il mirino si sa genera spesso dispersione più che coesione! La famosa guerra tra poveri! Certo non è semplice, pensare di non doversi autoescludersi,come sempre! In questo momento politico è importante essere uniti e non lasciare indietro nessun diritto! Vediamo se il movimento ne sarà capace!

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