LA MAFIA E’ ESSENZIALMENTE UNA MENTALITA’, UN MODO DI PENSARE E DI AGIRE

Iniziamo questa nuova rubrica di lettera alla Redazione, con una prima risposta del nostro nuovo Direttore Responsabile.

Gentile Prof. Salvatti,
si discute molto, in questi giorni, se sia stato giusto o meno che Vespa abbia invitato il figlio di Riina a presentare il suo libro in trasmissione. Io vorrei chiederle, dato che lei è giornalista e storico, se quando pensiamo ai mafiosi intendiamo solo quelli classici o se esiste una mafia anche da noi anche senza essere affiliati, grazie. (lettera firmata)

Sì, esiste. La mafia (che ho esaminato a lungo e non ho qui lo spazio per trattarne) non nasce come “mafia”: la mafia è prima di tutto ed essenzialmente un modo di pensare, una mentalità, una forma mentis. Poi certo si è strutturata e oggi noi chiamiamo mafia una determinata organizzazione criminale con sue regole e codici, ma esiste il metodo mafioso, l’atteggiamento del mafioso, anche in chi non è affiliato. E ha delle costanti. Prima di tutto la necessità di catalogazione di tutte le persone in “amici” e “nemici”. Agli amici si concede tutto, si perdona tutto, si consente tutto. Dovesse anche chiederti di uccidere, tu lo farai. E’ una questione di appartenenza. Chi vive “da mafioso” ha una sua insista solidarietà di clan: chi è dentro è benvoluto, chi è fuori è reietto, è diffamato, è rovinato. Per principio. Non vi è equità di giudizio. Mentre le persone normalmente non faticano a criticare anche chi vogliono bene e a riconoscere pregi anche nei concorrenti, negli avversari, o in chi semplicemente non conoscono, il “mafioso” di principio boicotta e tenta di rovinare tutto ciò che non fa parte del suo cerchio magico. In secondo luogo il concetto di vendetta, che in queste persone è esasperato rispetto al normale sentimento comune. Se fai male uno, riterranno di aver ricevuto male cento. Ma non immaginiamoci queste persone come sanguinari col coltello in bocca, la coppola e la cartuccera, strabordanti di prestanza fisica e aria minacciosa e maleducata. Sono l’opposto. Si presentano sempre col sorriso sulle labbra, non litigheranno mai apertamente, ti daranno sempre ragione, ti accoglieranno con le migliori carinerie al limite delle sdolcinate smancerie. La stessa vendetta difficilmente la porranno in essere in prima persona e magari passerà del tempo, talvolta anche anni prima che la consumeranno; e può benissimo darsi che la vittima nemmeno si accorga chi stava realmente dietro quel danno ricevuto, ma una costante è che non dimenticano. Per questo quelle che paiono minacce dal carcere di uno squilibrato vengono prese molto sul serio dagli inquirenti.
Ma non si pensi che il mafioso o chi ha mentalità mafiosa si vendichi facilmente. 99 volte su 100 lascia perdere: non per bontà, ma per convenienza. Ogni volta che la mafia si espone corre il rischio di svelarsi, di farsi riconoscere, e questo la indebolisce, mentre quasi sempre queste persone vogliono mantenere l’aurea santa e impeccabile, per questo ogni volta che si vendicano ne escono comunque sconfitti e per questo lo fanno così di rado e solo con chi realmente ha fatto loro molto del male.
Sarebbe tuttavia scorretto liquidare queste persone come “cattive” tout court. Sanno infatti essere di una generosità impressionante, ai limiti dell’impensabile, sanno prodigarsi come nessun altro nei confronti delle persone che fan parte del proprio giro, sono simpatiche e apparentemente inermi, a volte perfino tenere e indifese. Oriana Fallaci si disse spaventata da Giulio Andreotti, perché le appariva come uno scricciolo debole e timido, mentre invece aveva percepito quanto, in realtà, l’uomo fosse potente al di là dell’apparenza. Solo una acuta capacità di comprendere l’animo umano può dunque “smascherare” questo apparente gioviale ed estroverso atteggiamento bonario e finanche filantropico, oppure una conoscenza molto approfondita della persona, ma a quel punto è troppo tardi: si è dei suoi e non è più possibile uscire dal giro o criticare, perché verrebbe vissuto come un tradimento inaccettabile.
Un altro atteggiamento ricorrente riguarda le persone che si scelgono. Queste sono di due tipi. Da un lato i famosi “yes men” persone, spesso incapaci, le quali hanno il solo compito di obbedire silenziosamente e di ottemperare ogni compito dando sempre ragione al capo. E’ una sorta di religione, la loro, dove non vogliono amici, ma adepti, fedeli che si comportino in modo religioso e totalmente devoto. E’ imbarazzante a volte sentirle parlare: sembra perfino che gli stessi vocaboli siano stati loro imboccati e imparati a memoria tanto riprendono proprio ciò che questi vuole sentirsi riferire. Perché accettano di umiliarsi così? Per due ragioni. Per amore, per dedizione autentica, non dimentichiamo che queste persone sono magnetiche, quasi ipnotiche, sanno sedurre, sanno prendere chiunque e fargli credere che vale l’Universo, in cambio della dedizione e della sottomissione. Capiamo che persone fragili possono facilmente venire adescate e incantate da simili modi. Secondariamente, per comodo, per interesse. Questi infatti sono spesso personaggi potenti, che possono agevolare la vita, proprio perché, e qui veniamo al secondo tipo di persone delle quali si circondano, questi rincorrono i potenti (con i quali si comportano esattamente come pretendono di essere trattati dai loro galoppini): e molti potenti, a loro volta intrisi di questa mentalità, li portano anche laddove non meriterebbero: non si spiegherebbe altrimenti il perché certe persone raggiungano certi livelli. L’Ego infatti del “mafioso” è smisurato, l’ambizione è smodata e l’orgoglio divora ogni istante dell’esistenza.
Normalmente abbracciano in modo bigotto una confessione religiosa riuscendo (solo loro sanno come) a farla conciliare con il loro stile di vita. Noto l’esempio dei mafiosi che pregano in ginocchio la Madonna prima di una esecuzione.
Tutti, pensandoci, conosciamo persone così. Oggettivamente statisticamente sono molto poche. Ma ci sono. Anzi, ci son già venute in mente, scommetto.

Matteo Salvatti

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