LA CAMERA DEI DEPUTATI APPROVA LA LEGGE DEL GOVERNO RENZI PER LE UNIONI CIVILI

Per l’entrata in vigore manca solo la firma del Presidente Mattarella

ROMA – La Camera dei Deputati ha approvato, tra le polemiche delle opposizioni, con 372 voti favorevoli e 51 contrari, la legge sulle unioni civili, battezzata come “Legge Cirinnà”. Per l’entrata in vigore ora manca solo la firma per la promulgazione da parte del Presidente Mattarella.

ECCO COSA CONTIENE LA LEGGE
Nel ddl Cirinnà approvato non ci sono più stepchild e obbligo di fedeltà, così come molti dei riferimenti al matrimonio. Il testo rimane diviso in due parti: la prima introduce ex novo nell’ordinamento italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale, mentre la seconda reca una disciplina della convivenza di fatto, sia eterosessuale che omosessuale, orientata essenzialmente a recepire nell’ordinamento legislativo le evoluzioni giurisprudenziali già consolidate nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi.
L’UNIONE CIVILE – E’ un’unione tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale. Il riferimento (inserito con il maxiemendamento) è agli articoli 2 e 3 della Costituzione (quello sui diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali e sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso). Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimono. La dichiarazione all’ufficiale di stato civile, quindi, è l’atto con cui si ufficializza un’unione tra persone dello stesso sesso. È lo stesso ufficiale a registrare gli atti nell’archivio dello stato civile (nessun albo dedicato, quindi).
I DIRITTI E I DOVERI – È stata la parte più controversa e che più ha impegnato i tecnici della maggioranza per trovare la quadra dell’accordo politico tra Pd e Ap. Nel ddl Cirinnà i diritti e i doveri corrispondevano sostanzialmente a quelli di un matrimonio tra eterossessuali. Con il maxiemendamento, invece, con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Cancellato l’obbligo di fedeltà. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Il regime patrimoniale dell’unione civile, salva diversa indicazione, è la comunione dei beni. Rimane l’applicazione degli articoli del Codice civile riferiti agli alimenti, alla successione e alla reversibilità. Rimasto anche il riferimento al cognome, con la possibilità (come nelle coppie etero) che uno dei due possa assumere il cognome dell’altro o aggiungerlo al proprio.
COSA NON C’È PIÙ – Il grande assente è l’articolo sulla stepchild adoption. L’accordo di maggioranza ha voluto dire stralciare l’articolo 5. Nel ddl Cirinnà era prevista la possibilità dell’adozione, da parte di uno dei due componenti di una coppia omossessuale, del figlio, naturale o adottivo, del partner. Ma non solo. Con l’accordo Pd-Ap, si è cancellato dal testo la previsione secondo la quale “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole ‘coniuge’, ‘coniugi’ o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”. Da questa equiparazione erano esclusi solo i casi riferiti all’adozione, ma non quelli dell’adozione in casi particolari, nei quali rientrano quelli di stepchild tra coppie etero. Quindi, a prescindere dall’articolo specifico sulla stepchild, l’adozione del figliastro era prevista anche in altre parti del ddl Cirinnà che sono state modificate nel maxi emendamento. Come? Le disposizioni sulle adozioni (anche quella in casi particolari) non si applicano alle unioni civili, anche se “resta fermo” quanto stabilito e consentito dalla stessa legge sulle adozioni. In sostanza, con la formulazione si fa salva la giurisprudenza in materia, che in alcuni casi ha riconosciuto la stepchild adoption.
DELEGA AL GOVERNO PER ULTERIORE REGOLAMENTAZIONE – Rimane, poi, la delega al governo per l’ulteriore regolamentazione dell’unione civile. Tre i principi direttivi: adeguamento alle previsioni della presente legge delle disposizioni dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni; modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo. E ancora: modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti.

LE CONVIVENZE – Oscurato dalle polemiche sulla parte delle unioni civili tra le coppie omosessuali, le norme sulle convivenze è passata un po’ in sordina. Eppure il ddl Cirinnà regola anche le coppie eterosessuali che vivono sotto lo stesso tetto, ovvero quelle persone che in termini burocratici sono unite da “legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Poche – e meno controverse – le modifiche rispetto agli articoli sulle unioni civili che comunque hanno reso un po’ più leggere le norme rispetto alla versione Cirinnà.
Si intendono conviventi di fatto “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Per l’accertamento della “stabile convivenza” si fa riferimento alla dichiarazione anagrafica. I conviventi avranno gli stessi diritti dei coniugi qualora uno dei due fosse arrestato. Inoltre in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, previste per i coniugi e i familiari. E ancora: ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati: in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute; in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie. Il ddl interviene anche per i casi di affitto: in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. I conviventi di fatto possono godere del titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare. Il convivente, in caso di cessazione dell’istituto, ha diritto di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. Questi diritti scattano automaticamente, senza la stipula di alcun contratto.
Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato. Anche questi sono automatici.
I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la stipula di un contratto di convivenza. Il contratto di convivenza, le sue successive modifiche e il suo scioglimento sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attestano la conformità.

(a.p.)

Link: Unioni civili, la nuova breccia di Porta Pia? (con il past. Panerini) – 26 febbraio 2016 – clicca per ascoltare

Link:https://lapaginacristiana.wordpress.com/2016/02/25/unioni_civili_la_chiesa_della_comunita_metropolitana_preoccupata_insoddisfatta/

1 thought on “LA CAMERA DEI DEPUTATI APPROVA LA LEGGE DEL GOVERNO RENZI PER LE UNIONI CIVILI

  1. No, non riesco di essere felice. Alcune parti di questa legge sono buone (l’equiparazione, in alcuni passaggi alle coppie etero sposate), sicuramente questo è un risultato aspettato per anni…
    MA… è il solito pastrocchio all’italiana. Quello che più mi amareggia non sono tanto i contenuti ma il MODO in cui si è arrivati all’approvazione di questa legge… sulle Unioni Civili si è combattuta una battaglia di tattiche politiche, conte dei voti, compromessi al ribasso… per non parlare del fatto che questa legge ignora completamente coloro che sono, in alcune famiglie formate da persone dello stesso sesso, la parte più debole: i bambini. Chi si straccia le vesti all’idea di un bambino o una bambina cresciuti da due uomini o da due donne sappia che quei bambini esistono e grazie a loro, sono sempre meno protetti, grazie alla cancellazione della stepchild adoption.
    Per non parlare dello sputo in faccia rappresentato della negazione dell’obbligo di fedeltà…
    Non sono più, nel mio rapporto di coppia, un cittadino invisibile ma sono pur sempre un cittadino di serie B.
    Grazie Renzi, PD, M5stelle, Alfano, voi vi siete scannati per i vostri stupidi giochi di potere scaricandovi reciprocamente la responsabilità, ma lo avete fatto sulla MIA pelle, su quella del mio compagno e di tanti altri cittadini, adulti e bambini.

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