I CREDENTI E LE LEGGI DELLO STATO

Inutile parlare di giuramenti, sulla Bibbia, sul Vangelo, sulla Costituzione.
Specialmente in periodi di adolesciziologia generale dove anche chi giura lo fa con le dita incrociate, giur giuretto, scherzavo.
Un credente risponde alle leggi dello Stato, è un cittadino. Anche ontologicamente parlando, non deve dimenticarsi questa sua dimensione spazio-temporale. Dio lo ha inserito in un determinato contesto storico e in una precisa località del pianeta terra. Questo porta con sè degli interrogativi e delle prospettive che non possono essere eluse. Se si è qui, ed ora, è perché si deve vivere la propria fede non prescindendola da queste categorie nelle quali siamo immerse, certo convinti assertori che non siano i tempi a piegarsi alla verità, ma neppure che vi sia un immobilismo. Dio fa crescere l’uomo, il singolo uomo, e l’umanità, accompagnandola e sarebbe infantile e patologicamente disturbato colui che a trent’anni volesse bere dal biberon perché così sua madre gli aveva insegnato quand’era infante. Un credente è anche una persona consapevole che è la sua anima a renderlo persona, a umanizzarlo.
Il discorso potrebbe diventare complesso laddove alcune religioni paiono incompatibili con la vita comune che, oggi giorno, in Europa, conduciamo.E’ dunque inconcepibile ritenere che vi siano due persone, una “cultuale” e una “culturale”, una che si occupa del vivere civile e una della vita religiosa. La religione non può essere relegata ad hobby da abbracciare nel tempo libero. E in passato i credenti per disobbedienza al potere temporale hanno accettato anche di farsi ammazzare.
Ciò non toglie che la negoziazione, il buon senso, ma anche un sano pragmatismo portino a confrontarsi, a rapportarsi con le persone che sono chiamate a scegliere il destino terreno.
Il credente non teme tuttavia lo scontro. Non ha paura, ovviamente in un’ottica di dialettica sana, anche a mostrare la propria fermezza e il proprio credo, partendo dal concetto che Dio dona la libertà e tenta di far comprendere il suo piano proponendosi e non imponendosi.
C’è bisogno, quindi, di credenti in politica. Ma c’è bisogno anche di credenti fuori dalla politica. C’è bisogno di credenti. C’è bisogno di politici. C’è bisogno di credenti politici e di politici credenti. Di persone che, fuori e dentro le istituzioni, comprendano come esista un solo bene, quello delle persone, dato che l’uomo non ha, un’anima e un corpo, ma che l’uomo è composto inscindibile tra anima e corpo, senza che si possa distinguere gli influssi di uno sull’altra e viceversa. Come in un concerto, dove non si può definire compiutamente quale sia il merito dell’organista e quanta parte abbia la perfezione elegante del mezzo musicale, o nella vittoria di una vettura di formula uno, non si può percepire quanta sia la capacità del pilota e quanto la validità del mezzo.
Uomini nel mondo, certo, anche se non del mondo. Cristiani, non cretini. Accorti come serpenti ma semplici come colombe. Non temendo chi può uccidere il corpo ma non può andare oltre. Ama e fai quello che vuoi.

Matteo Salvatti

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