THE IMPORTANCE OF BEING RAGGI

L’importanza di chiamarsi Raggi. Sì, ma anche l’importanza di essere raggiante, solare. La Raggi ne ha motivo, anche se dovrebbe avere più preoccupazioni che desideri, più tentennamenti che egocentrismo. Non perché sia l’utile idiota (la Raggi non è idiota, e forse, chi lo sa, neppure utile). Certo dopo Alemanno e Marini Roma non è più il caput (mundi) ma è il capùt, in senso dialettale, ossia finita. E’ il posto dove mures etiam migraverunt, dove anche i topi se ne sono andati. Se prima tutti volevano arrivare a Roma, ora più nessuno vuole esserci, perché sa che non solo lo scontento sarebbe inevitabile, ma anche perché il sindaco si troverebbe a giocare una partita che sa già lo renderebbe sconfitto. Ecco allora che i partiti non hanno messo in campo i giocatori migliori, perché perdere con i fanti è meglio che perdere con il Re. Il movimento 5 Stelle, invece, ha accettato di giocarla veramente, la partita. Non parliamo dei singoli candidati. Il sindaco di Roma è un po’ il sindaco d’Italia, o meglio, era, prima che. Mamma mia quanti “prima che” bisognerebbe intonare. Forse basterebbe: prima che il Papa in persona lo screditasse. Senza scendere dunque nei profili personali e men che meno partitici (è ovvio che il risultato di Giorgia Meloni è il risultato di Giorgia, non certo di Fratelli d’Italia, è suprfluo il sottolinearlo) i romani, delusi da destra/sinistra pare vederli nella cabina elettorale, mentre canticchiano lo sfottò: “viva l’Italia, viva la Spagna, pur che se Magna”. Insomma, dove si pensava che il fumo del malaffare fosse massiccio, tanto più massiccia è stata la medicina Raggi. Basti guardare ad Ostia, commissariata per Mafia, dove la Raggi ha raggiunto il 44%.
A Roma vi sarà dunque il primo sindaco donna? I cittadini indecisi daranno fiducia a lei e al movimento? Lei ha affermato subito: “Mi sento pronta a governare”. C’è da immaginarsi che lo sia stata anche nel momento in cui è stata candidata. Certo, ci vuole Coraggio, quella parola che ha dentro deve avere dentro di sè, dato che in quel coraggio ci sta proprio scritto il suo cognome e ha utilizzato come mantra nella sua campagna elettorale. Coraggio che è sempre vocabolo delicato, facile sconfinare ora nell’incoscienza e ora nell’esser pavidi.
La Capitale dei colli, la capitale a 5 stelle, come è stata ribattezzata.
Molti certo, ieri, hanno preferito il “no grazie” e la croce proprio non l’hanno messa sulla scheda: come a ribadire, ho già la mia, di croce, preferisco non aggiungerne un’altra. E la cosa è se si vuole sempre più anomala, perché, rispetto ad altri tipi di elezioni, il sindaco è sempre stato motivo di attrazione elettorale.
Dal programma si passerà presto ai programmi? Probabilmente non quelli televisivi, tanto invisi ai grillini.
Sui siti internet dei principali giornali stranieri la Raggi è diventata in poche ore già una star e c’è chi senza mezzi termini considera il suo risultato il viatico per poi vincere le elezioni del 2018 (si parla di rimproverò sferzante a Renzi). Certo c’è chi ritiene che la carina trentasettenne sarà costretta, se vorrà governare, a cedere a Renzi. In caso, c’è da giurarci, preferirà abdicare. A Roma, non sarebbe la prima, a fare un passo indietro e a rinunciare.
Il primo cittadino romano non è un presidente del consiglio ombra, nè un alter ego e questo non era un referendum popolare o impopolare su Renzi. Anche perché, ora, ammesso che alla fine la Raggi diventi sindaco, ci sarà da chiedersi se Roma è “de destra o de sinistra”, o se sarà solare, raggiante, appunto.
Una volta, tanti anni fa, chi parlava latinorum, asseriva con rassegnazione: “Che ci vengo a fare, a Roma? Io non so mentire”. Poi sono arrivati i quartierini. Ecco, forse, hanno mentito in troppi. Forse proprio per questo c’è bisogno di qualcuno che proprio perché non sa mentire stia a Roma.
Nessuno lo ha nominato, ma, dall’aldilà, Casaleggio, c’è da giurarci, starà brindando al risultato. Anzi, vuoi vedere che, sotto sotto, il risultato è stato raggiunto anche grazie al suo zampino dato che in un mondo dove tutti vogliono scalare i piani alti lui ormai è giunto dove si puote ciò che si vuole?

Matteo Salvatti

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