Un abito nuovo per «La Pagina Cristiana»

Non appartiene alla categoria degli orpelli la nuova veste grafica de “La Pagina Cristiana”: rappresenta un abito che fa il monaco. L’impegno mio, del condirettore Panerini, della redazione è volto, anche dal punto di vista visivo, al nostro unico obiettivo, presentare la realtà nel modo più pulito possibile, cercando la verità, il vero scopo dell’esistenza di ogni uomo. Non nasconderemo il nostro essere cristiani, ma al tempo stesso non saremo ostili a nessuno, nella consapevolezza che la fratellanza, l’amore agapico, l’autentica filantropia non ci porta a condannare, a giudicare, ma a trattare con dolcezza, con amorevolezza ogni figlio di Dio. Non sarà essenziale che sempre, tutti, lettori, giornalisti, redattori si trovino in accordo su tutto, il pluralismo è un valore importante e le sensibilità eterogenee costituiscono una ricchezza, e non un limite. Così come le vostre segnalazioni risulteranno preziose nella misura in cui vorremo valorizzarle come patrimonio e non relegarle a mero sfogo pubblicandome come una sorta di tangente per quieto vivere. Spazieremo dalle riflessioni alla cronaca, dagli eventi (certamente con un occhio privilegiato a quelli a noi vicini in Toscana) a proposte concrete di crescita, passando per proposte di lettura e di impegno personale. Certo non disdegneremo, come mai abbiam fatto in questi anni, anche news provenienti da altri Stati o altri Continenti, laddove riterremo essere importanti e con ripercussioni sulla nostra vita. La competenza del nostro staff non è soltanto a livello accademico, empirico e di provata esperienza, ma assurge e avvolge anche l’interiorità e quella buona fede dalla qualea non si può prescindere per realizzare un valido prodotto editoriale, specialmente se con sfumature religiose. Non abbiamo titoli nè pretesa di rendere nessuno migliore, certo ci piacerebbe riuscire a far sì che ognuno possa, anche contestando talune posizioni, convincersi sempre maggiormente delle sue, giungendo a conclusioni proprie e non vivendo “per sentito dire” e in forma stereotipata il qualunquismo dilagante. Non vogliamo che nessuno sia “come noi” (tra l’altro diversissimi al nostro interno) ma che ciascuno diventi sempre più “come lui” con maturità, intelligenza e consapevolezza. Il nostro stile sarà divulgativo, perchè cerchiamo di rivolgerci a “oves et boves” (detto in forma affettuosa!) senza personificare un lessico forbito e altezzoso lontano da una quotidiana che invece necessita di essere palesata e offerta con limpidezza. Ci avete sempre fornito amplie caparre di fiducia, ci auguriamo di non essere stati insolventi nel pagare e appagare le vostre menti, la vostra intelligenza, il vostro legittimo bisogno di sapere. Di crescere. Di vivere davvero.

Matteo Salvatti

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