IL PARADOSSO DI ROMERO, SANTO VERO MA ANCORA SENZA MIRACOLI

La lenta causa per canonizzare l’arcivescovo salvadoregno ucciso dagli squadroni della morte nel 1980

Diventare santi, nella Chiesa cattolica, è anche questione pratica. Ci vogliono tanti soldi (si leggano i vari volumi su Vatileaks atto primo e atto secondo), bisogna vagliare le contingenti ragioni politiche, infine la burocrazia dell’apposita congregazione vaticana esige miracoli certi.
Così a fronte di santi canonizzati a velocità supersonica (un esempio per tutti: Giovanni Paolo II), ce ne sono altri che tribolano per lustri. Come Oscar Romero, l’arcivescovo salvadoregno ucciso sull’altare, mentre celebrava messa, dagli squadroni della morte del piccolo Stato dell’America centrale. Era il 24 marzo del 1980, ben trentasei anni fa. Da allora la causa di Romero è andata avanti molto lentamente, soprattutto per ragioni diplomatiche: il lungo regno dell’anticomunista Wojtyla fu più incline, in quella parte del mondo, alle dittature militari che alla difesa dei poveri e degli ultimi.
A sbloccare, allora, la beatificazione di Romero è stato Bergoglio un anno fa e adesso si aspetta l’elevazione a santo. Stavolta, però, l’ostacolo è di natura burocratica. La santità pretende miracoli e al momento la Santa Sede ha bocciato tre eventi soprannaturali attribuiti a Romero. Ad aggiornarci è stata un’intervista a monsignor Rafael Urrutia apparsa sul sito Vatican Insider della Stampa. Già postulatore della causa di Romero e ora anche di Rutilio Grande (il collaboratore di Romero ucciso tre anni prima dell’arcivescovo), Urratia rivela: “L’anno scorso, ad ottobre, abbiamo mandato a Roma tre segnalazioni di presunti miracoli, ma nessuno dei casi è entrato. Adesso abbiamo inviato materiale su un quarto presunto miracolo”. Di solito, la certificazione dei miracoli riguarda guarigioni di fedeli ritenute impossibili dalla scienza medica.
Ma il punto è un altro. Pur rispettando la burocrazia della congregazione dei santi, cosa c’è di più alto del martirio di Romero per meritare la canonizzazione? Senza dimenticare queste parole dell’indimenticato arcivescovo: “Chiunque si preoccupi dell’affamato, del nudo, del povero, dello scomparso, del torturato, del prigioniero, di tutta questa carne che soffre, ha vicino Dio”. Non è santita questa?

Fabrizio D’Esposito

Fonte: ©Il Fatto Quotidiano, 7 novembre 2016

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