FRANCIA, PRIMARIE SOCIALISTE: VINCE HAMON, SVOLTA A SINISTRA

Photographers take pictures of former French education minister and candidate in the left-wing primary for the 2017 French presidential election, Benoit Hamon (C) waves following his speech on January 27, 2017, during a public meeting in Lille, northern France, ahead of the primary's second-round runoff on January 29, 2017. / AFP / PHILIPPE HUGUEN (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Il partito socialista francese guarda a sinistra e sceglie Benoit Hamon come proprio candidato alle presidenziali francesi del prossimo 23 aprile.  È lui il vincitore del secondo turno delle primarie dove ha prevalso nettamente, 58,65% contro il 41,35% del rivale e premier uscente Manuel Valls. L’affluenza è stata notevole, sono andati a votare circa due milioni di persone: un aumento del venti per cento rispetto al primo turno, segno che le primarie della sinistra francese hanno riscosso un certo interesse soprattutto tra i giovani lavoratori e gli studenti, le vere vittime della crisi economica del Vecchio continente.
Ha vinto il Nuovo Socialismo, ha perso la sinistra moderata, rappresentata da Manuel Valls e soprattutto, ancora una volta, esce sconfitto l’impianto di governo del presidente della Repubblica uscente François Hollande. Benoit Hamon, 49 anni, ha sempre militato nei movimenti giovanili di sinistra e nel Partito Socialista.  Il radicamento a sinistra di Hamon ha origini lontane, nelle lotte studentesche contro la legge Devaquet, la riforma universitaria voluta dall’allora governo Chirac, nella sua militanza all’interno del movimento SOS Razzismo del principale sindacato degli studenti, l’UNEF. A diciannove anni aderì alla sezione giovanile del Partito Socialista, dopo gli studi universitari lavorò come assistente parlamentare, fu collaboratore di Lionel Jospin e in seguito consigliere dell’allora ministro Martine Aubry.  Nel maggio del 2012 entrò a far parte del governo Ayrault come Ministro delegato all’Economia sociale e solidale. Hamon mantenne la carica governativa fino alle dimissioni di Jean-Marc Ayrault nel 2014 e ottenne un posto anche nel seguente governo Valls I, venendo nominato ministro dell’Educazione nazionale, dell’Insegnamento superiore e della Ricerca. Su posizioni critiche verso le politiche troppo centriste attuate da Valls, fu escluso dal secondo governo Valls nell’agosto 2015.
Hamon ha presentato un programma di governo radicalmente antiliberista e ha incentrato la sua campagna sulla proposta di un reddito di cittadinanza di 535 euro al mese e la promessa dell’abolizione della loi travail, il job act francese, di cui è stato strenuo oppositore e che tanto dissenso ha registrato nella società francese. Altri punti del programma di Hamon sono la legalizzazione della cannabis, la fine dello stato di emergenza promulgato da Hollande all’indomani dei gravi attentati di matrice islamista subiti dalla Francia e la possibilità per i profughi richiedenti asilo di ottenere un permesso di lavoro e il diritto di voto per gli stranieri già residenti alle elezioni locali. Sull’Europa la posizione di Hamon è contro l’austerità, con l’idea di una moratoria sul limite del deficit al 3%; inoltre, propone il riconoscimento dello Stato palestinese. I modelli di riferimento del nuovo candidato alla Presidenza della Repubblica Francese, sono Jeremy Corbyn, leader del partito laburista britannico e Bernie Sanders con il quale ha avuto diversi incontri durante la campagna delle primarie democratiche negli Stati Uniti.
Ieri sera, appresi i risultati delle primarie è iniziata la festa nel comitato elettorale, stracolmo di giovani e vecchi militanti che hanno ritrovato la passione per la politica attiva e il cambiamento. La festa alla Maison de la Mutualité di Parigi, quartier generale per una notte del leader di sinistra è un affronto: ai vecchi del partito, alle previsioni, alle strategie. E l’urlo liberatorio di un’intera generazione. Si sentono frasi come: «se i disgustati dal partito se ne andranno, resteranno solo i disgustosi. Stasera abbiamo messo alla porta i disgustosi»; «perderemo? non importa. Meglio restare fedeli alle proprie idee. Sostenere Valls avrebbe voluto dire mentire a noi stessi. Lui è come Matteo Renzi in Italia: dà solo cifre e nessuna speranza. Se mettiamo prima il cuore, i giovani ci voteranno ancora. E’ tornata la sinistra». Benoit Hamon ha difeso la centralità delle politiche ambientali e i valori della sinistra, attraverso la proposta del reddito di base universale, un reddito minimo per tutti. In questo modo ha ascoltato i problemi della gente comune, ha individuato un percorso di trasformazione, superando il centrismo che incarnava Manuel Valls.
La Francia conferma il cambiamento in atto nei partiti della sinistra occidentale: dopo l’ubriacatura blairiana, le politiche di liberismo temperato, le riduzioni fiscali alle classi abbienti e le grandi coalizioni europee con le forze conservatrici, si afferma la necessità di chiudere una stagione politica e culturale che ha lasciato sul campo un cumulo di macerie. Le destre vincono, subiscono la concorrenza delle forze nazionaliste mentre la sinistra rimane in un angolo a fare il partner junior delle politiche d’austerità.
Ma tutto questo non è ineluttabile: l’affermazione del socialista Bernie Sanders negli Sati Uniti, la doppia vittoria di Jeremy Corbyin nel ruolo di leader del Labour Party inglese, adesso la vittoria del candidato frondista Hamon nelle primarie socialiste, rappresentano una sconfitta clamorosa per la sinistra moderata e compatibilista. Si spera che anche in Italia si possa costruire un analogo percorso di partecipazione e di messa in discussione delle politiche d’austerità, puntando sul tema della giustizia sociale e della redistribuzione della ricchezza, anche se ciò dovesse comportare la sconfitta di una ceto politico pro- establishment, a favore di una sinistra di trasformazione e di alternativa.

Paolo D’Aleo

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