NEL NOME DEL PADRE: LE MEGACHIESE IN COREA DEL SUD

Visto da dietro, mentre dice messa (con ogni probabilità il giornalista si riferisce a un culto evangelico, ndr) in piedi su un’ampia balconata, il pastore Kim Sam-hwan è una sagoma minuta. “Amen!”, dice in una coppia di microfoni che pende dal soffitto. “Alleluia!”, risponde il gregge di cinquemila fedeli. “Alleluia!”, replica lui. “Amen!”, ruggisce la folla. Se Kim sembra minuscolo è perché l’edificio che si è costruito intorno è enorme. La chiesa presbiteriana di Myungsung svetta nella periferia a est di Seoul in una cacofonia architettonica di guglie gemelle che scimmiotta le chiese occidentali e lo stile chic dei centri congressi di acciaio e vetro.
All’interno, l’auditorium è più grande di qualsiasi teatro. Due megaschermi ai lati dell’altare e un mixer professionale amplificano lo spettacolo. All’esterno della sala gli ascensori trasportano i fedeli da un piano all’altro. Dentro e fuori le mura della chiesa, però, cova uno scandalo. La Myungsung, che ha decine di migliaia di fedeli, è l’ultima delle cosiddette megachiese della Corea del Sud a trovarsi invischiata in uno scandalo sulla successione ereditaria dell’ufficio di pastore: Kim Sam-hwan sta cercando di lasciare la chiesa al figlio, e non tutti ne sono felici. Molti protestanti sudcoreani pensano che la questione sia talmente grave da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della chiesa.
Il 25 aprile, alle otto e mezza del mattino, un uomo dai capelli bianchi vestito di grigio se ne sta impalato nella stradina tra la chiesa di Myungsung e un condominio residenziale della multinazionale Hyundai. Con la mano sinistra regge un grande cartello di plastica con la scritta: “Eredità: successione del patrimonio, dello status o dell’occupazione tra le generazioni di una singola famiglia. Una chiesa non si eredita.” Nella mano destra ha un cavalletto con una videocamera GoPro. È Heo Gi-yeong, diacono di Saranf, una megachiesa nella zona sud di Seoul. Heo è venuto a protestare davanti alla chiesa di Myungsung perché questa mattina si riunisce il consiglio dei presbiteri. In giro ci sono alcuni funzionari della Myangsung in giacca e cravatta. Uno di loro si avvicina e si piazza davanti a Heo, guardandolo in cagnesco e coprendo il cartello. Qualche metro più indietro, un anziano funzionario con la cravatta gialla fa avanti e indietro, gridando in direzione di Heo. Dall’altra parte del parcheggio c’è una fila di manifestanti di Protest 2002, un gruppo di attivisti che si batte per eliminare l’avidità e la corruzione della chiesa. I funzionari cominciano a litigare anche con loro. Gli animi si scaldano e qualcuno viene alle mani. Arriva la polizia e cerca di ristabilire la calma. Volano insulti, e il funzionario con la cravatta finisce quasi per fare a pugni. Intanto il cartello con la scritta è stato strappato di mano al diacono Heo e calpestato. Infuriato, per un quarto d’ora Heo prova a riprenderselo. Come si è arrivati a tutto questo?
La chiesa presbiteriana di Myungsung è stata fondata nel 1980, quando il pastore Kim Sam-hwan celebrò messa (culto, ndr) per la prima volta davanti a una congregazione di venti fedeli al secondo piano di un edificio commerciale nel nascente quartiere residenziale di Myeongil-don, a Seoul. Da allora è diventata una delle famigerate megachiese della Corea del Sud, una congregazione gigantesca con una sede imponente, un pastore potentissimo e una lunga storia di scandali e pettegolezzi. I suoi ricavi vengono quasi tutti dalle offerte dei fedeli. Gli anni settanta e ottanta offrivano condizioni particolarmente favorevoli alla crescita delle megachiese. L’industrializzazione della Corea del Sud fu accompagnata da una rapida migrazione dalle campagne alle città. Intorno a Seoul spuntavano come funghi nuovi quartieri residenziali, che fornivano alle chiese decine di migliaia di potenziali fedeli. Le chiese offrivano un nuovo senso di appartenenza ai migranti sradicati dalle campagne.
La concorrenza per conquistare seguaci nei nuovi quartieri contribuì ad alimentare la fame di terreni edificabili, dove furono costruiti luoghi di culto sempre più imponenti. Molte chiese hanno allargato poi la loro presenza sul territorio aprendo ospedali, scuole, giornali, emittenti radio, organizzazioni di beneficenza e altro: un sistema tentacolare che qualcuno ha paragonato al modello di business dei chaebol, i grandi conglomerati industriali sudcoreani gestiti da singole famiglie. All’inizio degli anni sessanta, poco prima del boom industriale, la comunità protestante della Corea del Sud era composta da circa un milione di persone. Da allore è raddoppiata ogni decennio, arrivando a cinque milioni di persone nel 1980 e a 8,7 milioni nel 1995. Le magachiese sono state le principali artefici di questa crescita vertiginosa: la Corea del Sud vanta la chiesa più grande del mondo per numero di fedeli (la chiesa evangelica Yoido) e altre ancora tra le prime dieci. Molti dei pastori che hanno fatto crescere le chiese durante gli anni del boom oggi sono vicini all’età della pensione; anzi, molti l’hanno superata. Il più delle volte i candidati favoriti alla successione sono i loro figli.
Anche se il primo caso ufficiale di successione ereditaria dell’ufficio di pastore è quello della chiesa di Dorim, nel 1973, questo meccanismo ha cominciato a diffondersi negli anni novanta per poi esplodere intorno al duemila. Nel 2014 il gruppo Protest 2002 registrava 95 casi di successione ereditaria, quasi tutti a Seoul e nell’area metropolitana. Nel 2017 il numero dei casi segnalati è salito a 122.
In Corea del Sud c’è una netta distinzione tra stato e chiesa, quindi esistono poche leggi che regolano la pratica religiosa. La successione ereditaria è perfettamente legale. Tuttavia, diverse importanti associazioni di chiese protestanti la proibiscono. Nel 2012 la Chiesa metodista coreana, ha votato per estendere il divieto di successione pastorale ereditaria a tutte le chiese che ne fanno parte. Molte altre hanno fatto lo stesso; la Chiesa presbiteriana di Corea, una grande associazione di cui fa parte anche la chiesa di Myungsung, nel 2013 ha cambiato il suo regolamento introducendo il divieto di successione ereditaria. Questo però non ha fermato i pastori, determinanti a tenere tutto in famiglia. Esistono moltissimi modi di aggirare il divieto e Protest 2002 li ha elencati tutti in un opuscolo del 2014, “Guida per i cristiani che si oppongono alla successione pastorale ereditaria”. C’è la fusione, in cui un pastore e il figlio fondono le rispettive chiese; il “trampolino” o “cuscinetto”, in cui viene nominato un nuovo pastore temporaneo per evitare la successione diretta tra padre e figlio; e lo “scambio”, in cui due pastore nominano uno il figlio dell’altro, di fatto scambiandosi le chiese.
La chiesa di Myungsung sembra aver scelto la fusione. Nel 2014 ha fondato la chiesa di Newsong Myungsung a Hanam, nella provincia di Gyeonggi, e ha nominato Kim Ha-na come nuovo pastore capo. Puntualmente, il 19 marzo l’assemblea ecclesiastica ha votato per la fusione tra la Newsong la chiesa madre di Myungsung, con Kim Ha-na come pastore anziano. Di fatto, la guida della chiesa di Myungsung passerà di padre in figlio.
Perchè questa pratica è così diffusa? Kim Ae-hee, direttrice di Protest 2002, spiega che molto dipende da una serie di fattori culturali che esistevano già prima dell’arrivo del cristianesimo nella penisola. “Nella chiesa sono profondamente radicati molti elementi del confucianesimo”, dice. “C’è un ordine gerarchico estremamente rigido e molte chiese sono dominate dalla figura del pastore. In alcuni casi i consanguinei sono considerati gli eredi legittimi dell’autorità spirituale del pastore. Può sembrare una concezione arcaica, ma è profondamente radicata in alcuni fedeli. Il pastore è come il patriarca della famiglia, non ci si può oppore alla sua volontà. Chi lo fa è considerato ostile a Dio.”
I fedeli della chiesa di Myungsung hanno assecondato la decisione di Kim Sam-hwan perché gli è stato sempre insegnato così, spiega Kim Ae-hee, che descrive il fenomeno come una specie di comportamento condizionato. “Kim Sam-hwan dice: la parola del pastore è la parola di Dio. Dovete obbedire. Chi si oppone alla chiese è Satana, è un eretico”, aggiunge. La successione ereditaria dell’ufficio di pastore è un fenomeno relativamente raro in altri paesi, anche se ci sono stati dei casi in Nigeria, un altro paese famoso per le sue potenti megachiese, e negli Stati Uniti, con le megachiese di Lakewood e Crystal Cathedral.
Il 18 marzo, il giorno prima che la chiesa di Myungsung approvasse la fusione con la Newsong, diverse associazioni studentesche dell’Università presbiteriana e seminario teologico di Seoul (Puts) hanno condannato la manovra in un comunicato, intitolato “Questo non è ciò che ci stato insegnato”. Il documento invita la chiesa di Myungsung a rinunciare alla successione ereditaria. “Lo scopo della chiesa è fare il regno di Dio in terra”, dice Yoon Gwan, presidente del sindacato studentesco della Puts, uno dei gruppi che hanno firmato il comunicato. “Dovrebbe regnare l’armonia, con i leoni e gli agnelli che giocano insieme, e la comunità che dovrebe rendere possibile tutto questo è la chiesa. Quindi è importante che mantenga la sua autorevolezza nella società, ma per colpa della successione ereditaria la gente comincia a metterla in discussione.” Yoon non frequenta la Myungsung ma dice che un suo amico ne fa parte ed è profondamente a disagio per la situazione. Kim Ae-hee racconta che al suo ufficio arrivano ogni giorno moltissime email di sostegno da fedeli delusi della congregazione di Myungsung.
Paragonando il comportamento della Myungsung a quello di un grande conglomerato industriale, Yoon cita una serie di voci secondo cui la successione ereditaria servirebbe a coprire un grave illecito finanziario della famiglia Kim. A gennaio la corte distrettuale orientale di Seoul ha effettivamente confermato le voci su un fondo nero di 80 miliardi di won (64 milioni di euro) appartenente a Kim Sam-hwan. “Questa è solo la punta dell’iceberg”, dice Yoon. “In ultima analisi, la questione riguarda la condotta etica della chiesa.”
La successione ereditaria genera spesso conflitti all’interno delle chiese. Son Jieun, che lavora per una casa editrice universitaria a Seoul, ricorda di aver abbandonato la sua chiesa dopo ventun anni a causa dei contrasti sulla successione. “Anche il gruppo delle diacone di cui faceva parte mia madre si è diviso in due fazioni”, racconta. La fazione contraria alla successione ereditaria aveva accusato il pastore di molestie sessuali. E’ stano assolto da un tribunale, ma il danno d’immagine è rimasto. Alla fine il figlio del pastore ha preso in mano la chiesa e le ha cambiato nome. La vicenda, dice Son, le ha lasciato addosso una sensazione di tristezza e di rabbia.
Per i figli non sempre è facile rifiutare di rilevare le chiese dei padri. “Quando sei il figlio di un pastore e hai un titolo di studio di una scuola religiosa, spesso i tuoi genitori, gli anziani o i diaconi della chiesa ti chiedono di seguire i passi di tuo padre”, dice Myung Sahm-suh, anche lui figlio di un pastore. “Personalmente la trovo una cosa ridicola. Da quando ho cominciato a studiare sociologia della religione sono diventato un pò cinico su questo gioco del “sacro trono”. Non ho la vocazione del sacerdozio, perciò ho scelto di non prendere i voti. E ho detto ai miei genitori e agli altri membri della chiesa che non ho intenzione di prendere il posto di mio padre. Ma c’è gente che ancora si aspetta che lo faccia.” Qualcuno dubita anche che Kim Ha-na voglia davvero ereditare la chiesa di Myungsung dal padre. Il giovane Kim ha dichiarato pubblicamente di essere contrario alla fusione. Secondo Yoon, del sindacato studentesco, alla fine però si convincerà a diventare pastore per proteggere il padre, perché nominare un pastore esterno porterebbe alla luce le irregolarità commesse all’interno della chiesa.
Davanti alla Myungsung, il funzionario in cravatta gialla si è allontanato dalla protesta e sembra essersi calmato. “Non è la loro chiesa”, dice dei manifestanti. “La successione pastorale ereditaria è la nostra volontà. È la volontà di Dio. Anche altre grandi chiese l’accettano.” È stata soprattutto la reazione aggressiva dei funzionari alla protesta solitaria di Heo Gi-yeong quella mattina a dare spettacolo. È arrivata la polizia. I mezzi d’informazione – anche se solo con un paio di telecamere – hanno ripreso tutto. Se avessero ignorato Heo, probabilmente nessun altro l’avrebbe notato.

Ben Jackson

Fonte: © Internazionale, 9 giugno 2017

Nota redazionale: oltre all’innegabile interesse giornalistico di questa inchiesta, la sua pubblicazione ne “La Pagina Cristiana” vuole fare riflettere, al di là di evidenti e innegabili differenze culturali, sull’esistenza di situazioni simili anche in Italia, sia nel mondo evangelicale che nel mondo protestante storico, con “dinastie pastorali” che non sempre giovano alla testimonianza dell’Evangelo. (Red.)

1 Commento

  1. Credo che la nota della redazione di tutto quello che ci sia da dire non tanto sul caso coreano ma sulla successione ereditaria di una chiesa ( per paradosso preferisco il gran vecchio e consolidato nepotismo….magari di letto )…. Questo tradisce, in Italia in particolare, la sostanza dell’esistenza dei Valdesi (e i miglia di morti delle valli), senza dimenticare di alcune chiese della riforma e del movimento pentecostale che si basano sugli affari di famiglia.

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