CANNABIS LEGALE: IL TEMPO È ADESSO

La legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati è un tema che emerge periodicamente nel dibattito pubblico e che divide il nostro Paese.
Eppure qualcosa comincia a muoversi: c’è una proposta di legge sottoscritta da 218 deputati, trasversale e che coinvolge quasi tutti gli schieramenti politici, ad eccezione delle destre da sempre a favore di un approccio repressivo, che ha provocato soltanto l’aumento degli introiti illegali alle organizzazioni criminali, senza diminuire il consumo delle sostanze stupefacenti.
Secondo la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare “cannabis libera”, i maggiorenni potranno detenere una modica quantità di cannabis per uso “ricreativo”: 15 grammi a casa, 5 grammi fuori casa. La marijuana si potrà coltivare a casa (fino a un massimo di 5 piante), ma il raccolto non potrà essere venduto. Divieto assoluto invece per i minorenni.
Per quanto riguarda il commercio si prevede che la vendita al dettaglio avverrà in negozi dedicati, forniti di licenza dei Monopoli. Il progetto di legge consente l’auto-coltivazione per fini terapeutici e saranno più semplici le modalità di prescrizione dei farmaci a base di cannabis. Rimangono i divieti di fumo nei luoghi pubblici (compresi i parchi) e di guida se in stato di alterazione, nonché rimane fortemente vietata la produzione, la vendita e il consumo di sostanze stupefacenti “pesanti”.
Altrettanto importante è la previsione riguardante policies più efficaci nella lotta alla droga: il 5% dei proventi che lo Stato incasserà nelle procedure di autorizzazione e vendita verranno utilizzate per iniziative di sensibilizzazione e di educazione civica sui temi delle sostanze stupefacenti, andando ad incrementare il finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, sono interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.
In aggiunta alla proposta di legge parlamentare, le associazioni che si battono per la legalizzazione hanno raccolto un numero sufficiente di firme di cittadini e hanno depositato una proposta di legge di iniziativa popolare, simile a quella dell’intergruppo, differenziandosi soltanto per la previsione dei cannabis social club: agli over 18 residenti in Italia sarà consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro, fino a 50 membri.
In questo quadro, per la prima volta, un dibattito sul tema è stato portato in un contesto istituzionale, anche se non ci sono ancora delle garanzie per una approvazione definitiva e in tempi rapidi. Infatti, il provvedimento, che doveva essere discusso nell’aula della Camera nel mese di luglio, è stato rinviato a settembre, a causa della presentazione di 1700 emendamenti, cioè proposte di modifiche al testo, con l’unico intento di rallentarne ed impedirne l’approvazione. Il tema comunque divide gli schieramenti politici: il progetto di legge è firmato da esponenti Pd, M5s, Sel, Misto ma anche Fi e Scelta Civica. Nessuno sostegno al momento dalla Lega e da Fratelli d’Italia.
Il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, fra i responsabili dell’intergruppo parlamentare “cannabis legale” afferma che: «il nostro obiettivo è proprio quello di legalizzare nel modo migliore possibile, valutando in modo pragmatico e non ideologico tutti gli aspetti della questione».
Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone ha spiegato di essere favorevole a una ‘legalizzazione intelligente”: «credo soprattutto che una legalizzazione intelligente possa evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità. Le droghe leggere rappresentano introiti insignificanti per la mafia, e credo che le droghe pesanti che rendono soldi non si potranno mai legalizzare».
Ancora, i consiglieri della Direazione nazionale antimafia (Dna) nella loro relazione annuale, si soffermano sull’immane carico di lavoro che si abbatte sugli uffici giudiziari e sulle forze di polizia che si affannano nel contrasto al mercato illegale della cannabis. Per i magistrati della direzione vi è dunque: «la necessità di concentrare le risorse dello Stato finalizzate alla repressione dei reati su fenomeni più gravi e allarmanti del traffico di droghe leggere». In questa prospettiva, aggiungono, «sembra coerente l’adozione di una rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis, accompagnata da una parallela azione a livello internazionale, e, in particolare europeo, che consenta la creazione, in prospettiva, di una più ampia aerea in cui il fenomeno sia regolato in modo omogeno». La Dna ribadisce l’invito al legislatore per una «rigorosa e chiara politica di legalizzazione della vendita della cannabis».
Tra le diverse comunità che da sempre si battono per l’estensione dei diritti civili, si registra la posizione espressa dalla Chiesa Protestante Unita. Il Decano nazionale Andrea Panerini afferma: «personalmente sono sempre stato favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere. Non vi sono evidenze scientifiche che evidenzino che faccia più male del fumo da sigaretta ma, anzi, registriamo degli impieghi terapeutici rilevanti, soprattutto per le malattie degenerative e per i malati terminali. Inoltre, la legalizzazione toglierebbe un enorme mercato alle organizzazioni criminali a favore delle casse dello Stato.»
Secondo un sondaggio realizzato da Ipsos, il 73% degli italiani pensa che il nostro Paese possa seguire lo stesso percorso di alcuni Stati degli Usa e dell’America Latina, che hanno già legalizzato la marijuana con ottimi risultati.
Rimane da capire come evolverà il dibattito parlamentare, anche se è da immaginare come questo Parlamento, per questioni di equilibrio politico, non darà adeguate risposte. Basta leggere, tra le altre, le dichiarazioni del segretario del Pd, Matteo Renzi che ha ribadito anche nei giorni scorsi che il provvedimento non passerà.
Il massimo che potremo raggiungere, in questa legislatura ormai agli sgoccioli, sarà un provvedimento sulla cannabis terapeutica. Eppure un intervento del legislatore aiuterebbe l’ordinamento giudiziario e potrebbe contribuire ad indebolire significativamente le organizzazioni criminali che sul business delle droghe leggere poggiano gran parte della propria forza economica.

Paolo D’Aleo

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