MALTA DICE SÌ AL MATRIMONIO EGUALITARIO

LA VALLETTA (MALTA) – Oggi il Parlamento maltese (Kamra tad-Deputati) ha approvato una legge che permette alle persone omosessuali di sposarsi. È il ventiquattresimo Stato al mondo a legalizzare questo istituto giuridico (considerando gli Stati Uniti come un unico blocco): nel 2014 Malta aveva introdotto nel proprio ordinamento la possibilità per le coppie dello stesso sesso di celebrare le unioni civili, con il diritto ad accedere anche all’adozione di minori. Il primo ministro Joseph Muscat, che è il capo del Partito Laburista (socialismo nazionalista e moderatamente euroscettico), ha detto che il voto sul matrimonio omosessuale «è storico» e che «mostra come la democrazia e la nostra società siano arrivate a un certo livello di maturità per cui tutti noi possiamo dire di essere uguali». Malta resta comunque un paese a grande maggioranza cattolica, confessione che permea ancora fortemente molti aspetti della vita sociale e pubblica: l’aborto è tuttora vietato mentre il divorzio è stato introdotto solo nel 2011 tramite una consultazione popolare.
Proprio per questo il voto, oltre alla sua intrinseca storicità, ha sbalordito gli osservatori internazionali: la legge sul matrimonio egualitario è stata approvata praticamente all’unanimità con un solo voto contrario (il conservatore Edwin Vassallo, che ha spiegato che nonostante fosse rispettoso della separazione tra Stato e Chiesa la sua coscienza gli impediva di votare a favore): ha votato positivamente anche il principale partito di opposizione, il Partito Nazionalista. Ora la legge passa alla firma della Presidente maltese Marie Louise Coleiro Preca, già Ministro della Famiglia e della Solidarietà Sociale del Governo a guida laburista e sostenitrice dei diritti civili, quindi non sono previste sorprese e la promulgazione si preannuncia un atto dovuto.
Nel 2014 il Parlamento maltese ha legalizzato le unioni civili (da allora ne sono state celebrate 141), ha introdotto delle norme per evitare le discriminazioni sessuali sul posto di lavoro e per punire in modo specifico i crimini dettati dagli stessi motivi. Nel 2016 era stata approvata anche una legge che vietava ai medici di prescrivere le cosiddette “terapie riparative” per l’omosessualità e qualsiasi altra pratica che avesse il fine di cambiare forzosamente l’identità di genere di una persona. Grazie a queste riforme, negli ultimi anni per due volte Malta è stata nominata dall’associazione ILGA-Europe il paese europeo che più rispetta i diritti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali, dei transessuali e delle persone intersessuali.
Blanda la reazione della pur potentissima Chiesa cattolica romana di Malta – probabilmente già anticipatamente convinta della sconfitta su questo tema – che non ha messo in campo nessuna vera azione di mobilitazione, limitandosi a ripetere la propria dottrina: «Il matrimonio rimarrà sempre il legame esclusivo tra un uomo e una donna, aperto alla procreazione dei figli – si legge in una nota a firma di mons. Charles Scicluna e mons. Mario Grech, rispettivamente arcivescovo di Malta e vescovo di Gozo – Il matrimonio tra uomo e donna è il modello che è sempre stato abbracciato dall’umanità e non solo dalla visione cristiana.»
Il Decano della Chiesa Protestante Unita, Rev. Andrea Panerini, che è reduce da un recente viaggio proprio a Malta dove ha avviato relazioni tra la sua Chiesa e le denominazioni protestanti presenti sull’isola, si è detto «entusiasta» del voto maltese e ha posto una questione: «La decisione del parlamento maltese dimostra come sia necessaria una separazione tra Stato e Chiese sia nell’interesse pubblico che in quello delle confessione religiose. Ormai quasi tutti gli stati cattolici d’Europa hanno introdotto il matrimonio egualitario: quando in Italia? Fino a quando i politici italiani si nasconderanno dietro le gonne vaticane e considereranno le unioni civili come il massimo ottenibile per la comunita GLBTQ in questo paese?»

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