IL RAZZISMO DELLA NOBILTÀ CATTOLICA CONTEMPORANEA

«Plebei ed altri animali: Il razzismo segreto della nobiltà cattolica contemporanea»
di Ramarrik de Milford – Ed. Libreria Editrice ASEQ, aprile 2017.

Siamo di fronte a un libro sicuramente fuori dal comune, che ci racconta l’anacronismo della nobiltà di sangue e delle sue istituzioni nel mondo cattolico contemporaneo.
L’autore, un membro di quella stessa nobiltà di sangue di cui svela la scarsa nobiltà d’animo, partendo da una premessa storica sulle origini della nobiltà come «proiezione politica, e perciò sovrastrutturale, di un sistema economico curtense incentrato sul possesso della terra, denominata “feudo”, e sul peculiare rapporto obbligatorio che legava il signore concedente il feudo… e il vassallo», rappresenta l’importanza che l’istituzione nobiliare ha avuto nella bimillenaria storia della Chiesa Cattolica romana, costituendone «l’aspetto pratico e temporalmente circoscritto della più complessa e profonda dottrina cattolica in merito alle disuguaglianze sociali e alle funzioni delle varie classi» fondata sul diritto naturale. Di fatto una relazione strettissima che nella quale per secoli la nobiltà di sangue ha trovato la propria giustificazione teologica e giuridica a governare.
Questa relazione è stata ripensata ad iniziativa della Chiesa Cattolica che, privata del potere temporale, nel Novecento, di fronte ai grandi cambiamenti nella società contemporanea, e specialmente alla caduta della monarchia in Italia con la conseguente cessazione della istituzione di nuovi nobili, ha dovuto prendere atto che l’istituzione nobiliare era ormai anacronistica e sostanzialmente inutile, se non addirittura dannosa in rapporto ai moderni orientamenti di una società civile largamente laicizzata, nella quale tutte le chiese si trovano ad operare. Di questo ripensamento l’Autore rende largamente conto facendo riferimento ai numerosi documenti sul punto, dal codice di diritto canonico del 1917, per passare attraverso la disapplicazione fin dai primi del Novecento dell’obbligo di appartenenza a famiglie nobili per gli ecclesiastici che volessero far parte della diplomazia pontificia, le riforme di Pio XII, fino ad arrivare agli interventi di Giovanni XXIII e di Paolo VI il quale, in modo quasi informale e senza troppi complimenti, ha ringraziato la nobiltà del suo lungo servizio cancellando definitivamente le funzioni tradizionali esclusive della nobiltà all’interno della Santa Sede.
Ne emerge un quadro, inaspettato per noi poveri plebei non iniziati a tali meccanismi e istituzioni, di un incredibile, e francamente un po’ ridicolo intreccio fra titoli nobiliari più o meno importanti, rapporti fra famiglie nobili, e una pletora di cariche onorifiche dai nomi altisonanti e bizzarri, quali “Vessillifero Ereditario di Santa Romana Chiesa”, oppure “Foriere Maggiore dei Sacri Palazzi Apostolici”, o ancora “Cavallerizzo Maggiore di Sua Santità”, conferite all’interno della Corte papale a famiglie che se le trasmettevano ereditariamente.
Un intreccio comunque che, come ci mostra l’Autore, ha efficacemente contribuito al mantenimento del potere temporale della Chiesa romana e del suo stretto collegamento con i poteri statali, sui quali la Chiesa non di rado ha esercitato il suo potere, in parte proprio grazie a quella nobiltà.
L’Autore ci spiega, poi, con un’ampia esposizione, come il Sovrano Militare Ordine di Malta abbia costituito il luogo privilegiato della reazione della nobiltà a questo “declassamento” sociale operato nei suoi confronti dalla Chiesa Cattolica, consentendole di ritagliarsi un ruolo sociale di istituzione di assistenza (naturalmente a pagamento), e persino un ruolo politico, cercando un riconoscimento come governo autonomo e chiedendo persino l’ammissione al consesso delle Nazioni Unite.
In conclusione l’Autore ci descrive gli aspetti anche personali di una classe sociale deturpata nel fisico dai numerosi matrimoni fra consanguinei e, probabilmente da sempre, corrotta nell’animo da una educazione ispirata con assoluta prevalenza al principio dell’apparire piuttosto che dell’essere, poiché l’essere è costituito solo dalla cosiddetta nobiltà di sangue.
Un libro ironico, rigoroso, esplicito e informato. Decisamente da leggere.

Marta Torcini

1 Commento

  1. Come nobiltà greco-macedone e di conseguenza patrizia latina ci è impedito ogni riconoscimento dal tempo dei traditori stranieri Savoia. Anche il principe Totò era emarginato dalla nobiltà nera e allora fece, lui che poteva, la sua corte segreta. I Savoia hanno sancito la distruzione del 50% della nobiltà…quella legata a Venezia e Firenze per due motivi perché non voleva un re straniero e perché credeva nell’fare,poco nella religione di Roma e poi perché afflitta da un grande “male” dell’omosessualità e accettarla al proprio interno. I Savoia e i papi dell’800-900 hanno creato due nobiltà la Nera( pagana/cattolica) e la vera che ora non conta niente.

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