HIV/AIDS: LA DISSENNATA CAMPAGNA PER LA PREP

Da qualche tempo, specialmente sui media LGBTQ, è cominciata una pressante campagna a favore dell’uso massificato e intensivo della Prep, la terapia con farmaci antiretrovirali preventivi contro il contagio da Hiv. Il famoso (e schieratissimo) sito Gay.it arriva a dire che costano “un po’” e “bisogna aspettare qualche giorno” per avere il generico del farmaco Truvada (che, badate bene, non è efficace su tutti i ceppi del virus Hiv) pagando di tasca propria e avendo la prescrizione di uno specialista su ricetta bianca (visto che, per un tale uso, il Sistema sanitario nazionale non passa farmaci così costosi). Una confezione di 30 pillole del generico costa “solo” 115 euro contro i 700 del farmaco originale, essendo scaduto il brevetto. Ora, dire che 115 euro a confezione sia pagare “un po’” ci dice parecchio su quello che è o vorrebbe essere il tenore di vita di questi personaggi: andatelo a dire a chi lavora (se ha la fortuna di avere un lavoro) a 1000-1200 euro al mese che 115 euro a confezione per una medicina sono “un po’” di soldi, o, meglio, a chi guadagna meno, a chi è precario, a chi prende una pensione o a chi riceve un assegno di invalidità da 289 euro al mese.
Dopo questo smaccato e intollerabile classismo fatto sulla carne viva delle persone senza neanche un minimo di pudore, la considerazione generale da fare, invece, è questa: voi assumereste la pillola del giorno dopo come normale anticoncezionale? Ritengo di no, e un antiretrovirale è molto più invasivo non solo nel portafogli ma soprattutto nel fisico di una persona e, come già ricordato, il Truvada non agisce su tutti i ceppi virali, è un farmaco di vecchia generazione e concezione.
A mio modo di vedere questa dissennata campagna riguarda due cose che sono ben lontane dalla prevenzione dell’Hiv: i guadagni delle multinazionali farmaceutiche (certo su questo, non sui vaccini su cui hanno ricavi minimi) e l’edonismo di una parte del mondo LGBTQ che vuol far passare il messaggio che va bene fare sesso senza precauzioni, tanto poi – chi può permettersela – ha la Prep. Un messaggio inquietante e pericoloso che non solo deresponsabilizza le persone e, in modo particolare, le nuove generazioni, ma che è irresponsabile sia dal punto di vista economico che da quello sociale e sanitario. Un antiretrovirale ha effetti collaterali pesanti, non sempre funziona (come tutte le medicine ha una percentuale di fallimento terapeutico) e comunque non protegge da tutte le altre malattie a trasmissione sessuale (sifilide, gonorrea, epatite c, herpes ecc…).
Invece che a pagamento, la Prep dovrebbe essere gratuita e passata dal Servizio sanitario nazionale per chi ha rischi professionali (legati alla prostituzione e alle professioni mediche) e per chi ha commesso un errore o ha subito un colpo di sfortuna (per esempio gli si è rotto il preservativo) ma non certo per una continuativa profilassi che ha come suo unico scopo quello di superare il preservativo (ad oggi l’unico serio presidio medico contro il contagio) e ogni altra forma di precauzione.
Essere sieropositivi non deve essere una colpa, essere stupidi sì.

Andrea Panerini

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