STUDIO EUROPEO: AUMENTANO I CASI DI HIV SOPRA I CINQUANT’ANNI E CON DIAGNOSI TARDIVA

Aumentano in Europa i nuovi casi di HIV riferibili a persone sopra i cinquant’anni. Lo evidenzia uno studio condotto da un gruppo di studiosi guidati dalla Dottoressa Lara Tavoschi (ECDC), pubblicato su “The Lancet” lo scorso fine settembre e rilanciato da ECDC, il centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie.
Il rapporto coinvolge trentuno paesi del vecchio continente (Paesi Ue + paesi SEE, Spazio Economico Europeo) e si basa sui dati del sistema di sorveglianza europeo relativi al periodo 2004-2015. Con 30mila nuovi casi ogni anno, numero stabile nell’ultima decade, l’HIV si conferma per i paesi in esame un rilevante problema di salute pubblica. Il mancato calo, da oltre un decennio, delle nuove infezioni evidenzia il permanere di forti carenze sul fronte della prevenzione.
Per meglio analizzare dinamica ed evoluzione dell’infezione, i dati sono stati analizzati sotto il profilo dell’età, del sesso, dello status migratorio, delle modalità di trasmissione, del numero di cellule CD4 con cui si arriva alla diagnosi.
Tra i dati più indicativi emersi c’è, senz’altro, quello riguardante l’età delle persone che contraggono il virus. In totale, nei dodici anni analizzati, le nuove infezioni tra la popolazione più anziana sono state 54.102 pari a 2.6 per 100mila abitanti. A fronte di una stabilità di nuovi casi tra la popolazione più giovane (15-49 anni), il numero di nuove infezioni tra gli over 50 aumenta invece del 2% circa ogni anno.
In particolare, le notifiche relative a questa fascia di popolazione sono passate dalle 3.132 del 2004 alle 5.076 del 2015. In sostanza, nell’ultimo anno preso in esame, quasi un nuovo caso su sei risulta riferibile alla fascia degli over 50. I casi relativi a questa fascia di popolazione sono aumentati in maniera più significativa in sedici paesi, concentrati in Europa orientale e in alcune aree del nord. In Italia l’andamento dell’infezione risulta stabile in tutte le fasce d’età. La trasmissione eterosessuale è, per gli anziani, la principale modalità di trasmissione mentre il sesso tra uomini rappresenta la modalità di diffusione principale tra i più giovani. I soggetti anziani hanno inoltre una maggiore probabilità di giungere a una diagnosi tardiva: ben il 63% delle diagnosi in questa fascia di età avviene quando l’infezione è già in una fase molto avanzata; Nel resto della popolazione tale percentuale, pur restando troppo alta, scende al 49%. Questa condizione è frutto, probabilmente, di una scarsa consapevolezza e di una bassa, o errata, percezione del rischio HIV tra le persone più anziane. Il fattore che, secondo ECDC, più influenza la scarsissima propensione al test da parte della popolazione “over 50” è l’esistenza o meno di un’offerta attiva e mirata di questo strumento diagnostico da parte dei servizi e degli operatori sanitari. “L’aumento delle nuove diagnosi di HIV tra gli adulti anziani -hanno detto gli autori dello studio- indica la necessità urgente di aumentare la consapevolezza tra i fornitori di servizi sanitari e di offrire interventi di prevenzione più mirati per questo gruppo di età e per la popolazione adulta più in generale”. Diversificare le opportunità di test è probabilmente la migliore strategia per raggiungere gli adulti più maturi. Il testing presso le associazioni e il self-test possono essere altre opportunità per incrementare e promuovere il ricorso al test tra le persone più anziane e tra la popolazione adulta più in generale.

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