NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO

NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO

C’è una forma di schizofrenia ideologica nel citare Dio e i Vangeli e contemporaneamente portare avanti una politica razzista e sovranista, che vuole l’Italia agli italiani, la famiglia tradizionale dimenticando le forme di famiglia che si sono affermate nella società, e la ghettizzazione delle persone con differenti orientamenti sessuali. Perché affrontiamo questo argomento su una rivista cristiana che si occupa di fede e non dovrebbe (secondo alcuni) occuparsi di politica? La risposta è semplice: la fede in Cristo Gesù chiede dei comportamenti attivi che si compiono nella società civile in cui viviamo e che quindi fanno parte della politica nel senso più ampio e corretto del termine. La fede coinvolge infatti ogni aspetto della nostra vita e se pregare Dio è certamente fondamentale, Dio stesso tramite le parole di Gesù ci chiede di non restare a guardare. Gesù non è stato a guardare, ma ha apertamente criticato i potenti del suo tempo (e per questo ha pagato a caro prezzo); i profeti non restarono a guardare, chiedendo a gran voce amore per Dio e per il prossimo e giustizia sociale (e pagarono lo scotto della loro predicazione). Come suoi discepoli, non possiamo non cercare di seguire l’esempio di Gesù, non possiamo stare a guardare, dobbiamo denunciare e agire. Chi si limita a pregare fa solo la metà di quanto dovrebbe, una metà importante ma non sufficiente. E questo non perché Gesù non ascolti le nostre preghiere, ma perché ci ha chiesto di più, ci ha chieste di essere nel mondo, senza essere del mondo.
Torniamo perciò all’argomento.
Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in molte occasioni ormai ha citato Dio e i Vangeli ed esibito il rosario: lo fa ogni volta che si presenta l’occasione. Basti pensare al suo intervento al Senato sulla vicenda della nave Aquarius. «Ama il prossimo tuo come te stesso´: il mio prossimo sono donne, bambini, vittime che scappano dalla guerra ma significa anche amare milioni di italiani che hanno perso casa lavoro e speranza» (Corriere della Sera, 13 giugno 2018); «Soddisfatto di questi primi 35 giorni, grazie a Dio e agli italiani» (Ala News, 5 luglio 2018); «Gli ultimi saranno i primi». Matteo Salvini con il rosario in mano, l’immagine del leader della Lega a Milano, in piazza Duomo, sul palco di «Prima gli italiani. Ora o mai più». Il leader del Carroccio ha citato «un Matteo più importante di me, che non è Renzi». «Me lo ha regalato un don, fatto da una donna che combatte in strada, e non lo mollo più», ha detto alludendo al rosario. Salvini ha anche inscenato un giuramento, con Vangelo e Costituzione: «Mi impegno e giuro di essere fedele al mio popolo, ai 60 milioni di italiani e di farlo rispettando gli insegnamenti contenuti nella Costituzione e nel sacro Vangelo. Io lo giuro, lo giurate con me? Andiamo a governare, riprendiamoci il Paese» (Ansa e Corriere della Sera, 24 febbraio 2018).
Ma il meglio di sé lo ha dato nell’intervista rilasciata al quotidiano fondamentalista cattolico on line «La Nuova Bussola Quotidiana» il 9 agosto scorso. Ha dichiarato che recita il rosario solo raramente e si fa il segno della croce quando si alza e quando va a dormire. Poi dichiara di stupirsi delle accuse di razzismo e xenofobia che ormai quotidianamente gli vengono rivolte in toni durissimi da Avvenire, Famiglia Cristiana e più in generale dall’establishment cattolico, affermando che l’immigrazione (solo quella clandestina per carità) porta caos, razzismo e scontro sociale. Citando il Vangelo propone esclusione, abbandono in mare, respingimenti e accordi per fermare i migranti con uno dei paesi ai vertici della lista nera per violazione dei diritti umani, la Libia destabilizzata dagli interventi militari stranieri.
Nessuno, credo, possa aver dimenticato la vicenda della nave Diciotti, della Guardia Costiera Italiana, a cui è stato impedito per molti giorni di far scendere a terra nel primo porto sicuro raggiungibile, Agrigento, i profughi eritrei raccolti in mare e salvati da morte certa, al punto da essere stato messo sotto inchiesta dai magistrati di Catania per sequestro di persona. Né sono obliterabili le sue numerose dichiarazioni razziste, il sostegno alla legge Bossi-Fini che ha trasformato l’immigrazione clandestina in un reato.
Quanto alle persone con diverso orientamento sessuale ha dichiarato la sua ferma contrarietà al matrimonio fra persone dello stesso sesso e ha detto: «la settimana scorsa mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano “genitore 1” e “genitore 2”. Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione “madre” e “padre”. È una piccola cosa, un piccolo segnale, però è certo che farò tutto quello che è possibile al ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione. Utero in affitto e orrori simili assolutamente no.» Evidentemente la sua contrarietà alla Gravidanza per Altri, a cui anche la Chiesa Protestante Unita è contraria, non è certo fondata sulle nostre stesse motivazioni volte alla tutela contro lo sfruttamento del corpo femminile e il mercato dei bambini. E ancora sulle adozioni alle coppie gay: «difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Eserciterò tutto il potere possibile.» Persino sui preservativi ha manifestato contrarietà, difendendoli solo perché la decisione del Consiglio regionale della Lombardia di distribuire i preservativi (che sia l’intervistatore che il ministro chiamano genericamente contraccettivi) gratis nei consultori è stata giustificata «con la necessità della tutela della salute, perché purtroppo tanti giovani sono tornati a sottovalutare il rischio delle malattie sessualmente trasmissibili, per cui in età molto giovane fanno sesso non protetto.» Si dichiara persino d’accordo con l’affermazione dell’intervistatore secondo cui «ormai c’è abbondante letteratura scientifica che dimostra come questo approccio sia controproducente. Ad esempio, profilattici che danno un falso senso di sicurezza inducono ad avere maggiori comportamenti a rischio, con tutte le conseguenze del caso.»
Salvini cita i Vangeli ma vuole una società sovranista come quella di Orban, che respinge in mare i migranti, che detesta gli omosessuali e vuole una famiglia tradizionale secondo le regole di una Chiesa che sembra provare il massimo interesse nell’entrare nelle camere da letto. Roba da stato teocratico.
Ma i Vangeli non dicono così. Salvini propone un cristianesimo che odia, che separa, che respinge. Da cristiani non possiamo accettarlo.
Più volte abbiamo scritto che Gesù accoglie tutti, che non odia neppure i nemici, che non rifiuta nessuno. Rifiutiamo la divisione fra migranti profughi e migranti economici. Che vuol dire che se uno fugge da un posto in cui muore di fame dobbiamo rimandarlo là da dove è venuto, mentre se fugge dalla guerra e dalle persecuzioni allora possiamo accoglierlo, peraltro senza alcuna possibilità di lavorare e farlo vivere con i sussidi dello Stato? La sofferenza e la morte per fame o per guerra non sono forse la stessa cosa? O morire per fame è qualcosa di diverso da morire assassinato da una pallottola o da una pugnalata? Il risultato non è forse lo stesso? Con questo non vogliamo affatto dire che di tutti i migranti del mondo deve farsi carico l’Italia, ma che la prima accoglienza e il salvataggio di chi fugge da fame guerra e miseria è un obbligo cristiano prima ancora che civile, derivante dal diritto internazionale.
Non possiamo poi non stigmatizzare la circolare che il Ministro dell’Interno ha fatto pervenire ai prefetti, che dispone il censimento delle persone che occupano abusivamente delle strutture. Non sarebbe nulla di strano se fosse solo un censimento numerico. Invece la circolare specifica che «data la difficile acquisizione di notizie riguardanti le persone presenti all’interno dello stabile, imprescindibili e rilevanti per l’accertamento delle singole situazioni personali, l’unica soluzione percorribile è quella di ogni possibile (che significa? non lo sappiamo) censimento degli occupanti, da condurre sotto la regia dei servizi sociali dei Comuni e, laddove occorra, con l’ausilio dei soggetti del privato sociale, per acquisire un complessivo quadro della situazione e, in particolare, delle ricadute sul piano sociale e su quello della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica derivanti dall’esecuzione dello sgombero.» Perciò un controllo dei singoli sarebbe per Salvini l’obiettivo primario, a cui rinuncia solo per la difficoltà logistica dell’operazione, e dispone un censimento degli occupanti da condurre senza nessuna considerazione per le situazioni di difficoltà o bisogno in cui si trovino gli occupanti. Tant’è vero che poco dopo la circolare precisa che «per tutti gli occupanti che non si trovano in situazioni di fragilità, invece, potrà essere ritenuta sufficiente l’assunzione di forme più generali di assistenza, da rendersi nell’immediatezza dell’evento…» Ma è comunque necessario «attendere agli sgomberi con la dovuta tempestività, rinviando alla fase successiva ogni valutazione in merito alla tutela delle altre istanze.» Di fatto quindi si prenderanno in considerazione i bisogni in un secondo momento: intanto si procede agli sgomberi, almeno negli annunci che procurano consenso elettorale a buon mercato.
Dal nostro punto di vista cristiano, visto che molti degli occupanti sono immigrati ma anche italiani ridotti sul lastrico dalla crisi economica, questo significa non tutelare le persone più deboli, i senza tetto, mettere sulla strada intere famiglie e coprire con una operazione di tutela dell’ordine pubblico quella che è invece una operazione di razzismo e classismo attivo. A prescindere dal fatto che la maggior parte degli immobili occupati è in condizioni di degrado (perciò non riassegnabili, e cade così la motivazione di tutelare chi attende una casa e ne ha diritto), la motivazione dell’ordine pubblico è a dir poco risibile: quale ordine pubblico si pensa di poter difendere se la priorità è mettere per strada le persone? I cristiani non possono restare in silenzio di fronte a questo scempio: la casa è un diritto di tutti indistintamente, cittadini e non, e liberare con le forze di polizia immobili occupati serve solo ad accentuare e aggravare le condizioni di povertà e disagio di chi già non ha abbastanza per sopravvivere. Per noi vengono prima le persone. E la proprietà privata non è affatto sacra come vorrebbe farci credere il ministro.
E l’amore non è lo stesso, che sia fra un uomo e una donna o fra due uomini o fra due donne? Perché si deve tutelare solo la famiglia tradizionale? Se Dio ha creato tutto ha creato anche gli omosessuali (che non sono malati, ma nascono con una inclinazione diversa, tant’è vero che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definitivamente tolto la diversità di orientamento sessuale dall’elenco delle malattie sia fisiche che psichiche). Se tutto quello che Dio ha creato è molto buono (Gen. 1,31) anche l’omosessualità è buona ed è il risultato della fantasia creatrice di Dio.
Salvini non prega, non recita il rosario, però si fa il segno della croce. Che senso ha questo atto isolato, che rimane un gesto formale e senza significato se non viene ricondotto a comportamenti coerenti con il contenuto della fede? Il ministro ha dichiarato che la domenica va a messa e fa la comunione. Mi chiedo quale senso abbiano per lui questi adempimenti: tradizione, cultura (la cultura europea fondata sul cristianesimo che qualcuno voleva far inserire nella costituzione – poi abortita – della nuova Europa), semplice abitudine? Non mi permetto certo di dire in cosa crede Salvini, poiché nel cuore degli uomini solo Dio può entrare, e a maggior ragione giudicare. Ma noi non possiamo esimerci dal valutare e giudicare, umanamente, le politiche del ministro.
Perciò sentire Salvini che cita Dio e i Vangeli e porta avanti politiche in contrasto con la misericordia, l’amore per il prossimo e la solidarietà che Gesù ci ha insegnato è un sacrilegio e un abominio. E’ nominare il nome di Dio invano, strumentalizzandolo ai propri fini politici, per ottenere il consenso di una parte della società italiana, quella più conservatrice o reazionaria, quella privilegiata che ha, o vuol far apparire di avere, lavoro, famiglia, figli, tutto secondo le antiche regole tradizionali, e che perciò è ostile a ogni cambiamento che possa mettere in discussione le convinzioni su cui ha fondato la propria vita.
Si sa che per Salvini la campagna elettorale non è mai finita, ma noi cristiani dobbiamo opporci al paradosso di un cristianesimo proclamato a parole e sconfessato e tradito nei fatti. Faccia quello che ritiene di dover fare, è il ministro e ne ha il potere, finché rientra nei limiti della legge e della Costituzione. Ma non appellandosi a Dio e ai Vangeli.
Non nominare il nome di Dio invano, appunto.

Marta Torcini

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