LA DEMOCRAZIA ILLIBERALE, UN NUOVO AUTORITARISMO

ROMA – A fine agosto si è svolto, a Milano, un vertice tra il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini e il leader ungherese, Viktor Orban. Questo appuntamento ha sollevato un vespaio di polemiche e ha visto l’organizzazione di una partecipata e riuscita manifestazione di cittadini preoccupati dalla deriva securitaria e razzista che tale incontro presupponeva.
Alla manifestazione di protesta, denominata “Europa senza muri”, hanno aderito associazioni come l’Anpi, i sindacati a partire dalla Cgil e partiti politici del variegato schieramento progressista.
Occorre ricordare, in un paese smemorato come il nostro, che Viktor Orban rappresenta il fronte sovranista europeo: vuole bloccare l’immigrazione, in nome della “purezza della razza” ed è fautore della cosiddetta democrazia illiberale, la forma contemporanea di un nuovo autoritarismo di stampo nazionalista. Il leader ungherese non è solo: tra gli Stati europei più intransigenti alle ragioni della condivisione della gestione delle politiche migratorie troviamo il blocco dei paesi di Visegrad, la fronda euroscettica dell’Europa centro-orientale (Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca).
Nello stesso tempo, segnalo estimatori delle politiche sovraniste anche nei partiti islamofobi del Nord Europa, con sfumature diverse nell’Austria di Kurz e in Italia nella Lega, con la complicità governativa dei 5 stelle. Tuttavia, va segnalata una gigantesca contraddizione: gli alleati europei di Salvini rappresentano interessi nazionali configgenti con l’interesse italiano che è volto ad una comune gestione dei migranti su scala continentale, essendo l’Italia, per motivi geografici, il paese di primo arrivo. Inoltre, l’alleanza sovranista europea con lo sponsor decisivo della Russia putiniana, fa della costruzione di una società chiusa, all’insegna dell’egoismo nazionale e a difesa della Tradizione, dei punti qualificanti della propria azione politica. Il termine “democrazia illiberale”, nella consuetudine politico-giornalistica, indica dei sistemi politici solo formalmente rappresentativi ma nei quali i principi della democrazia liberale e pluralista vengono calpestati.
Alcuni studiosi definiscono questo peculiare sistema politico-istituzionale “democratura”, in quanto crasi tra democrazia e dittatura. Nelle democrazie illiberali esistono le Istituzioni democratiche, le elezioni sono relativamente competitive e in alcuni casi si registrano delle parziali vittorie delle opposizioni. Tuttavia, non si tratta di un regime democratico, perché la competizione non è equilibrata: il partito di governo gode di enormi vantaggi, riducendo, con lo strumento legislativo, gli spazi di agibilità democratica e la libertà dell’informazione.
Le minoranze vengono silenziate e discriminate, giornalisti e attivisti dell’opposizione vengono minacciati, a volte arrestati e spesso si verificano manipolazioni e frodi elettorali. Nei discorsi pubblici, e nella propaganda dei governi e dei partiti della destra radicale che s’ispirano al modello di “democrazia illiberale”, risuona un’argomentazione principale: la morte del modello democratico occidentale da sostituire con regimi autoritari sul modello di quelli sperimentati in Russia, Cina e Turchia.Si prospetta l’abbandono dei metodi e dei principi liberali nell’organizzazione di una società. Si propone un impianto di forte rilancio dell’orgoglio nazionale e della Tradizione, con un uso fortemente strumentale dei valori cristiani, fomentando razzismo, sessismo e omofobia.
A tutto questo si aggiunge un utilizzo improprio dei poteri costituzionali, l’occupazione degli organi di garanzia e una gestione arrogante dei rapporti politici e dei rapporti con i mezzi di informazione.
Tutti questi elementi rappresentano, plasticamente, una pericolosa messa in discussione dei valori di cui si sostanziano le democrazie occidentali e pluraliste. S’intravede il rischio che le pulsioni illiberali, il nazionalismo, la demonizzazione della società civile etichettata come “radical chic”, conducano verso una società autoreferenziale, chiusa e per questo più debole.
È necessario denunciare i pericoli dell’autoritarismo contemporaneo, contribuire a promuovere una cultura che si basi sulla tutela dei diritti umani, sulla promozione delle libertà fondamentali e sulla giustizia sociale, come antidoti ai vecchi e nuovi fascismi.

Paolo D’Aleo

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