INTERVISTA A LUCA LOCATI LUCIANI, COLLEZIONISTA LGBTQ, A FIRENZE CON UNA MOSTRA DAL 2 OTTOBRE

Luca Locati Luciani, 42 anni, carrarino, è considerati uno dei massimi esperti europei di collezionismo LGBTQ per quanto riguarda riviste, libro e memorabilia, nel 2013 ha pubblicato “Crisco disco. Disco music & clubbing gay tra gli anni ’70 e ’80” (Bologna, Vololibero, pp. 360, ill., euro 20). Il 2 ottobre alle ore 19, nel quadro del Florence Queer Festival (Cinema La Compagnia, Via Cavour a Firenze) sarà inaugurata una sua mostra dal titolo “Una rivoluzione da sfogliare. Pagine di editoria periodica LGBTQ+”. Lo abbiamo intervistato lo scorso mercoledì, a margine della conferenza stampa di presentazione di tutto il cartellone della manifestazione.

  • Cosa ti ha spinto verso il collezionismo LGBTQ?
    Credo di avere sempre avuto il tarlo del collezionismo, e mai come forma di accumulo compulsivo, ma come ricerca, qualsiasi fosse il tipo di materiale collezionato. A 18 anni ho iniziato a collezionare libri e stampe con illustrazioni macabre, grottesche, simboliche. È da lì che è iniziato il mio amore per i libri vecchi/antichi. Nello stesso periodo ho iniziato a leggere qualche saggio di storia LGBTQ+, e a cercare i libri citati come fonti in bibliografia o nelle note. Mi sono reso conto presto di come censura e regimi totalitari avessero reso praticamente impossibili da trovare moltissimi dei volumi che andavo cercando, e da lì è nata l’idea di dedicarmi totalmente al recupero di tutto quello che avesse a che fare con le tematiche LGBTQ+, dai libri alle riviste, ai volantini o a qualsiasi altra tipologia di memorabilia. Il desiderio è stato, da subito, quello di creare una collezione che, in futuro, avesse avuto una sua utilità per ricercatori, storici, o comunque una sua funzione pubblica, cosciente di come molti documenti importanti per qualsiasi tipo di studio, siano gelosamente custoditi in collezioni private, nascosti ad una vista e una conoscenza condivise.
  • Bruno Casini, nella conferenza stampa iniziale del Florence Queer Festival, ti ha definito come la “memoria del movimento LGBTQ italiano” e uno dei maggiori collezionisti del settore non solo in Italia “ma anche in Europa”. Ti riconosci in questa descrizione?
    Bruno è stato gentile nel definirmi in questo modo, ma non saprei davvero se io possa dire di essere uno dei maggiori collezionisti di materiale LGBTQ+ in Europa, o addirittura nel mondo. Credo che esistano collezioni private sterminate, ma mai condivise con mostre ad esempio, questo sì. Mentre però molti collezionisti si focalizzano su settori specifici (libri, cartoline, foto) e spesso privilegiando la parte più colta e raffinata della tipologia di materiale collezionato, io sto cercando di recuperare indiscrimibatamente tutto il possibile, convinto che la ricerca storica debba essere variegata, e prendere in considerazione l'”alto” e il “basso”, persino il kitsch e il trash, a seconda dell’argomento trattato. Tornando alla tua domanda, non credo di avere la collezione più vasta e completa, forse però una delle più eterogenee.
  • Parlaci del contenuto di questa tua mostra a Firenze.
    La mostra che presenterò a Firenze è una sorta di spin-off di Queeriodicals, mostra che sto portando in giro dal settembre del 2017. Il focus è sull’evoluzione dell’attivismo, della vita sociale e dei diritti LGBTQ+, vista attraverso le riviste prodotte da gay, lesbiche, bisessuali, persone trans*. Una storia che non parte dai Moti allo Stonewall Inn, ma dalla Germania della seconda metà del XIXesimo secolo. Queeriodicals però è una mostra complessa, che prevede 200 copie originali in mostra, più altrettante riprodotte su forex. Questa volta, invece, ho privilegiato poche riviste (40 circa tra copie originali e riproduzioni), ma tutte con un loro valore simbolico e storico particolarmente significativo. Non sono solo ad organizzare questa mostra comunque, mi hanno dato più che una mano il collettivo che produce la rivista “Handkerchief Magazine”, e lo studioso/saggista sui temi LGVTQ+ Alessio Ponzio.
  • In cosa ritieni la tua collezione privata sia ancora carente?
    Credo che la mia collezione sia carente di materiali come lettere, diari, manoscritti. Non è facile riuscire a trovare documenti personali, spesso venivano nascosti e distrutti dalla persona stessa che li aveva scritti, o dai suoi parenti.
  • Facciamo quindi anche un appello a chi avesse questi documenti di farsi avanti nel contattarti. Nel tuo futuro cosa vedi? Altre mostre, altre pubblicazioni?
    Non saprei. Confesso di essere in un momento di stanca. Continuerò sicuramente ad aiutare ricercatori/trici, ma vorrei anche prendermi una pausa da impegni faticosi sotto ogni punto di vista come lo sono alcune mostre. Però ogni volta in cui dico di volermi prendere una pausa, il giorno dopo sono già all’opera a qualcosa di nuovo…

Andrea Panerini

direttore@lapaginacristiana.it

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