IL FLORENCE QUEER FESTIVAL: UN MONDO DA SCOPRIRE

IL FLORENCE QUEER FESTIVAL: UN MONDO DA SCOPRIRE

E’ la prima volta che mi occupo del Florence Queer Festival, e mi sono convinta di essermi persa davvero molto in passato: un appassionate festival internazionale di cinema e arte gay, lesbica e transgender che rappresenta uno degli ormai pochi veri eventi culturali della città. Con una marcia in più: non è solo novità artistica di medio – alto livello, ma è anche novità sociale, di riconoscimento di realtà finora scientemente ignorate o misconosciute, affermazione di identità individuale e collettiva, esplicita richiesta di riconoscimento di uguaglianza nella diversità.
Ho visto fin’ora due bellissimi film: Becks, di Daniel Powell e Elizabeth Rohrbaugh, e Snapshots di Melanie Mayron, entrambi di produzione USA del 2017.

Becks è la storia di una musicista di New York che ritorna nella città di provincia di cui è originaria dopo il tradimento della compagna. Si innamora di una donna sposata e questo amore senza sbocchi la aiuterà comunque a ritrovare se stessa e la sua arte, a dispetto del contesto, una volta apertamente ostile, ora banalmente e ipocritamente accondiscendente.
Le immagini sono efficaci, prive di formalismi, ricordano il cinema neorealista del secondo dopoguerra in Italia. La musica, che scorre a fiumi in tutto il film, sottolinea elegantemente i sentimenti e la crescita della protagonista. Il ritmo, a volte un po’ lento, cattura comunque l’attenzione, grazie anche alla notevole performance recitativa dell’attrice protagonista. Molto bello.

Snapshots mette a confronto le esperienze affettive di tre donne, la nonna, che negli anni sessanta del novecento ha trovato in un’altra donna il grande amore di tutta la sua vita e non lo ha mai confessato a nessuno; la madre, ostinatamente perbenista e convenzionale, ma in fondo solo desiderosa di essere amata e apprezzata; la figlia, che vive con sofferenza il proprio matrimonio, combattuta fra la consapevolezza che è necessario mettervi fine, il bisogno di realizzare se stessa e la scoperta dell’amore omosessuale. L’anima del film è la straordinaria storia della nonna, raccontata con passaggi dal presente al passato ambientati nella casa sul lago della protagonista, interpretata dalla strepitosa Piper Laurie. E’ un film vivace, lieve, a tratti sorprendente. Decisamente da vedere.

Un’ultima considerazione, del tutto personale. Ho visto molti film di amore omosessuale che riguardavano gli uomini. Ne avevo tratto l’impressione di una componente di aggressività che sconfina nella violenza di passioni profondamente sofferte nel conflitto fra privato e sociale. Nei due film di cui vi ho parlato l’aggressività non manca, ma è stemperata da una dolcezza che coinvolge entrambe le componenti della coppia, come non avevo mai visto. Le donne sono decisamente diverse dagli uomini, ma questa diversità non è ancora sufficientemente valorizzata, neppure nel mondo LGBTQ.

Marta Torcini

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