QUESTIONI LEGALI ED ETICHE SUL FINE VITA

La scelta senza precedenti della Corte Costituzionale sul processo a Marco Cappato ha riportato alla ribalta un dibattito mai sopito nella società civile e che coinvolge valori fondamentali sia per i credenti che per i non credenti. Con queste note vorrei esprimere la mia personale opinione.
La vicenda è nota: Marco Cappato, attivista dell’associazione radicale “Luca Coscioni”, ha accompagnato in Svizzera DJ Fabo, vero nome Fabiano Antoniani, rimasto tetraplegico e non vedente in seguito ad un incidente automobilistico, affinché con l’aiuto dei medici potesse morire dignitosamente. In Italia il suicidio assistito è reato ed è per questo che Marco Cappato viene ora processato.
Per capire bene la questione è necessario prima di tutto chiarire delle differenze di significato fra le parole eutanasia e suicidio assistito o aiuto al suicidio. Nel suicidio assistito il paziente è consapevole, lucido e in piena consapevolezza e autonomia di scegliere di come porre fine alla sua esistenza, mentre l’eutanasia è l’azione attiva di terzi che sospendono i farmaci e somministrano un farmaco che accelera la morte.
La Corte Costituzionale, dopo aver esaminato la questione, ha rinviato la propria decisione di un anno, invitando il legislatore ad intervenire per riempire un vuoto legislativo. Infatti, per la Corte, «l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti». La Corte ha sostanzialmente affermato che l’attuale normativa, che punisce ogni forma di agevolazione al suicidio, non realizza un ragionevole bilanciamento tra i molti interessi e diritti coinvolti, e che non vi sono scelte costituzionalmente obbligate ma una pluralità di opzioni politiche, purché capaci di conciliare i diversi valori in gioco.
Scelte politiche appunto: ma quali sono i valori in gioco?
Per un cristiano, quali noi siamo, la vita è un valore che non può essere messo in discussione. Tuttavia la nostra società evolve e la nostra sensibilità evolve con lei. Non possiamo non considerare che oggi, grazie alle cure e ai farmaci, si muore meno di una volta, si vive più a lungo e in buone condizioni, che ci consentono una lunga vecchiaia abbastanza serena, almeno dal punto di vista della salute fisica. Ma non si può negare che spesso nell’ultima parte della nostra vita, o a causa di incidenti e malattie degenerative, la vita assume forme che vengono sentite come inaccettabili.
Dobbiamo tenere conto quindi della differenza fra vita biografica e vita biologica.
La prima è quella dei nostri sentimenti, della nostra conoscenza, delle nostre relazioni e dei nostri legami con gli altri. La seconda, nei fatti, è un organo che continua a funzionare e null’altro. La vita biologica, in certe condizioni, dipende da una macchina che mantiene attivo il cuore: ricordiamo tutti la vicenda di Eluana Englaro, la cui vita dipendeva esclusivamente dai macchinari a cui era attaccata, o del cattolico Pergiorgio Welby, che non era più in grado di compiere nessun movimento ormai da molti anni. Di fatto la vita di queste persone non era più la loro, ma quella delle macchine a cui erano collegati.
I valori in gioco perciò sono vari ed importanti: la vita prima di tutto, biologica e biografica, come abbiamo detto; la libertà di scelta, che ha un diverso significato e peso, soprattutto per i credenti che si affidano alla volontà di Dio; da un punto di vista laico anche valori individuali e sociali quali la volontarietà dei trattamenti sanitari, cioè la libertà di decidere di accettare o meno qualsiasi trattamento terapeutico, diritto garantito dall’art. 32 della Costituzione, totalmente inattuato fino alla legge sul testamento biologico; l’universalità dei destinatari (non solo i cittadini, ma tutte le persone); l’uguaglianza di trattamento (tutti dobbiamo essere trattati allo stesso modo, tenendo conto delle nostre diverse condizioni e convinzioni); il rispetto della libertà e della dignità della persona.
La legge, qualsiasi cosa se ne pensi, ha affrontato fin’ora solo la questione della volontà di chi non è più in grado di esprimere alcuna volontà, attraverso la normativa sul testamento biologico. Vi sono però ancora ampi spazi vuoti che la Corte Costituzionale ha invitato il legislatore a regolare, ovviamente prevedendo limiti, procedure e controlli.
Non ci sono soluzioni precostituite, neppure per i credenti: persino Giovanni Paolo II, capo della Chiesa Cattolica Romana chiese di essere lasciato andare. Se un Papa può chiedere questo, i credenti tutti non possono sottrarsi ad una profonda riflessione.
Dovremmo riflettere soprattutto su quale vita Dio vuole per noi, se una vita piena e ricca di relazioni, o una vita che, per le condizioni di salute della persona, nelle quali non è più possibile ottenere una guarigione o persino un miglioramento, non appare più degna di essere vissuta. Si tratta di questioni difficili, che però ci riguardano tutti. I cristiani non sono totalmente liberi di decidere della loro vita, ci sono per noi leggi divine che non possiamo né violare né eludere e ci vengono dalle Scritture. Ma una meditazione su queste leggi alla luce dei cambiamenti avvenuti nella nostra società soprattutto grazie alla scienza, si impone. Dio vuole davvero che noi viviamo ad ogni costo, anche a costo della dignità della nostra vita?
Vorrei che le comunità cristiane ne parlassero, senza timori e senza preconcetti.

Marta Torcini

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