DONNE D’ETIOPIA

In Etiopia sono in corso cambiamenti politici inimmaginabili solo qualche anno fa: le donne accedono ai livelli più alti del potere, i prigionieri politici vengono liberati, il processo di pace con l’Eritrea cammina a passi spediti. Ho vissuto in Etiopia per sei anni, dal 2001 al 2006, e allora, la frontiera con l’Eritrea era pattugliata dalle forze militari ONU, l’esercito etiopico era numeroso e costantemente in stato di preallarme, nel 2004 e 2005 ci furono rivolte delle opposizioni e soprattutto degli studenti medi e universitari, represse con la forza, arresti e detenzioni senza accuse né processo, le donne non avevano molta voce in capitolo. Ciò nonostante la Costituzione etiopica era, ed è tuttora, una delle più avanzate. Contiene due articoli, uno che riguarda i diritti delle donne e ne sancisce la piena parità con gli uomini, e uno che stabilisce i diritti dei bambini. Era vietato il matrimonio dei minori e i matrimoni combinati. C’é una associazione nazionale delle donne che agisce a livello nazionale e una associazione di avvocatesse – Ethiopian Women Lawyers Association (EWLA) – che lotta contro i matrimoni delle ragazze minorenni combinati dalle famiglie. Molte sono le ragazzine fra i 13 e i 17 anni salvate da questa associazione, protette e aiutate.

RELIGIONE E DIRITTO
La stessa Costituzione demanda però ai tribunali religiosi, prevalentemente se non esclusivamente islamici, la risoluzione delle controversie in materia familiare e di status delle persone (in pratica divorzi, affidamento dei figli, assegni di mantenimento), su base volontaria. E’ sufficiente che la donna manifesti la volontà di rivolgersi al tribunale civile, con tutte le tutele che la legge prevede, perché la competenza del tribunale religioso venga superata. Il prezzo da pagare, per la donna allora però era altissimo: l’esclusione di fatto dalla sua comunità e la quasi impossibilità di reinserirsi nella comunità civile, di religione cristiana copta; l’adulterio della donna è ancora punito come reato anche dalla legge civile. Inoltre di fatto sono accettati e riconosciuti i tribunali formati dagli anziani di villaggio, uomini, presieduti in genere dal prete ortodosso della comunità, che risolvono controversie anche penali, in cui il risarcimento per un omicidio può essere un matrimonio combinato, certo non voluto dagli sposi, ma in cui la più sacrificata è sempre la donna, scambiata come un oggetto, e ho conosciuto casi in cui il risarcimento alla moglie per un adulterio del marito può essere il regalo di un gioiello.

CONDIZIONE FEMMINILE
Le contraddizioni e le difficoltà per il riconoscimento di una vera parità per le donne sono perciò molte e difficili da superare. Negli anni in cui ho vissuto in quel Paese ho incontrato donne con tutte le qualifiche necessarie e capacità pari se non superiori a quelle degli uomini, superate nei posti di lavoro dai colleghi maschi, spesso meno qualificati; ho visto matrimoni nei villaggi, in comunità cristiane, dove la sposa era una giovanissima adolescente e nella festa che seguiva la celebrazione le donne erano separate dagli uomini; ho visto ragazze schiaffeggiate per strada da ragazzini più giovani e a loro sconosciuti, perché più giovani e a loro sconosciuti, perché avevano detto o fatto qualcosa non ritenuto opportuno o conveniente per una ragazza; ho sentito donne raccontarmi che avevano tanti figli perché erano i loro mariti che li volevano. Ho visto anche donne muoversi in piena autonomia per il loro lavoro, ma sempre sorvegliatissime, da nessun altro che da se stesse, per evitare qualsiasi chiacchiera o dubbio sul loro comportamento più che rigoroso, per non rischiare di essere di nuovo chiuse fra le mura domestiche. Io stessa, straniera e con un livello di indipendenza e istruzione che la maggior parte delle donne etiopiche neppure immaginavano, sono stata avvertita di non aprire bocca mentre gli uomini parlavano, anche intorno al tavolo di una cena conviviale, se l’argomento era il lavoro in cui era coinvolto mio marito.

UNA SPERANZA PER L’AFRICA
Perciò il fatto che una donna sia divenuta capo dello Stato con voto unanime del parlamento, e che un’altra donna sia stata nominata Presidente della Corte Suprema è così straordinario. Viene da chiedersi quante donne, anche nel modernissimo e progredito mondo occidentale, abbiano raggiunto tali livelli di potere e la risposta è semplice: molto poche.
Bisogna prendere atto che l’Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, sta facendo passi da gigante nel riconoscere alle donne un ruolo che fino a pochissimi anni fa era loro negato.
Questo è certamente dovuto ai cambiamenti politici che si sono verificati in quel Paese negli ultimi anni. Tuttavia la popolazione etiopica non è omogenea: è composta da numerosi popoli e nazioni che costantemente, e giustamente, rivendicano la propria identità culturale. Proprio per questo l’Etiopia è una federazione di Stati relativamente autonomi, con proprie costituzioni e leggi parzialmente diverse fra gli Stati della federazione. Inoltre c’è un abisso fra la cultura moderna e avanzata delle grandi città, e quella conservatrice e fortemente legata alle tradizioni più arcaiche dei villaggi rurali sparsi nel Paese. E’ un dato di fatto visibile ed evidente. Resta quindi ancora molto da fare, per cambiare la mentalità maschilista imperante nelle zone periferiche del Paese, ma non ho dubbi che questo processo di crescita e di conquista dell’autonomia femminile non si fermerà, grazie certamente ai cambiamenti nei vertici politici, ma anche ad una capacità delle donne più colte ed evolute di combattere non solo per se stesse ma anche per tutte le altre donne.
E sono sicura anche che, se le donne sapranno portare nelle loro professioni quella diversità che determina un approccio più pragmatico e meno competitivo e aggressivo ai problemi, anche l’economia del Paese e il processo di pace con l’Eritrea ne beneficeranno ampiamente.

Marta Torcini

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