Parlare con il coniuge del sesso è un’attività cristiana? Ecco cosa pensa davvero la Chiesa

Oggi viviamo in una società in cui la sessualità sembra essere sempre più presenti, sui media e nei contesti pubblici, talvolta fin da giovanissimi, eppure mai come oggi si parla poco di sessualità intesa come unione intima e profonda di due individui all’interno del matrimonio, come inteso dalla cultura cristiana. 

La Chiesa infatti intende il matrimonio non di certo come un singolo contratto tra un uomo e una donna, ma come un vincolo sacro tra un uomo e una donna che decidono, davanti al Signore, di donarsi reciprocamente per tutta la vita, promettendosi rispetto e fedeltà incondizionata. Al punto da diventare “una cosa sola”, proprio come indicato all’interno del Vangelo.

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Scrive infatti l’evangelista Marco (10,6-9): “Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Da questo ne dovrebbe automaticamente derivare, al contrario di quanto la vulgata comune possa pensare, anche una totale apertura dal punto di vista della sessualità vissuta all’interno del Matrimonio. Ad esempio, pochi sono a conoscenza del fatto che nel momento in cui si compie la promessa cristiana di unirsi in matrimonio, si accetta anche la regola dell’apertura alla vita, ovvero di essere sempre disponibili all’accettazione dell’arrivo di nuovi figli che il Signore vuole donare alla famiglia formatasi di fronte a Lui il giorno delle nozze.

Cosa significa “apertura alla vita” e cosa pensa la Chiesa della sessualità coniugale

Per questo, apertura alla vita significa anche apertura dal punto di vista della sessualità, che prevede inevitabilmente il dialogo proprio di questi temi. Un fatto, però, che non sempre risulta semplice. Troppo spesso infatti, schiacciati su di una cultura del consumismo e dell’erotizzazione, del sesso cioè vissuto come un piacere usa e getta, si fa molta fatica a condividere questa parte nascosta e “trasgressiva” della propria personalità.

Ci sono invece delle modalità di affrontare questi aspetti insopprimibili dell’essere umano all’interno della vita di coppia che non solo sono ammessi, ma anche fortemente incoraggiati dalla Chiesa. La sessualità infatti, per i cristiani, non è solo un’unione fisica tra due corpi, ma anche un atto di amore tra i più alti che esistono, come descrive ampiamente il Cantico dei Cantici, uno dei testi più “erotici” che la cultura umana abbia mai conosciuto. Presente, incredibilmente, proprio all’interno della Bibbia.

La Chiesa invita infatti caldamente le coppie a vivere la propria sessualità con una cura quotidiana, un’attenzione costante al coniuge con parole e gesti, tutti aspetti che contribuiscono cioè inevitabilmente a vivere una vita piena anche dal punto di vista sessualità. Parlarne significa cioè mettere a nudo il proprio cuore, offrirsi totalmente all’altra persona anche negli aspetti che ci sembrano, spesso a torto, più “scabrosi”.

In molti casi, la sessualità è strettamente connessa anche alle proprie paure, alle parti più vulnerabili del proprio essere. Come ad esempio alla paura di essere ridicolizzati, di essere giudicati come rigidi o al contrario come troppo lascivi, di essere feriti o di ferire, di generare malintesi e conflitti o anche solo semplicemente nominare con il loro nome quelle stesse paure.

Come parlare del sesso all’interno della coppia

Ci sono coppie cristiane di sposi, ad esempio, che trovano grande conforto nella preghiera comune prima o dopo i momenti di intimità. Guardare insieme nella direzione del Signore, con parole spontanee e sincere, che sgorgano direttamente dal cuore senza paura di alcun giudizio, cercando di condividere lo stesso orizzonte, può risultare estremamente liberante. Per farlo, però, ci vuole vera apertura d’animo verso la carità reciproca, e soprattutto nella dimensione trascendente dell’esistenza, altrimenti si continuerà sempre a vivere nella paura del giudizio altrui, anche all’interno della coppia.

In alcuni casi invece, quando tutto questo non lo si riesce a fare a parole, c’è chi trova gratificazione nel farlo per iscritto, condividendo poi il tutto con il proprio partner. Un “esercizio” che si può compiere anche insieme, ad esempio rispondendo a domande comuni: quali gesti ti danno maggiore piacere, quando ti senti più rispettato e quando no, in quali momenti hai sentito scoprire dei lati più istintivi e quali sono state le emozioni associate?

Oppure, quali sono i ricordi più belli dei momenti di intimità, in cui si è fatto l’amore? In questo modo, la coppia potrà quindi intrecciare i propri scenari erotici mentali, le proprie fantasie e immaginazioni, e riuscire così a fare incontrare i propri cuori in maniera sincera e profonda, senza paure, affinché ci sia per l’appunto quella apertura alla vita di cui parla la Chiesa, e di cui la nostra società in piena crisi culturale e demografica ha tanto bisogno. D’altronde, come ha detto di recente Papa Francesco rispondendo ai giovani di una diocesi francese, “il sesso è un dono di Dio, non un tabù”.

Ci sono però anche dei riguardi e delle attenzioni che vanno posti in essere durante questi esercizi, che vanno compiuti sempre di fronte al Signore e non a noi stessi o a ancora peggio al proprio ego, vittima di sentimenti che possono sovente risultare anche del tutto meschini. Per esempio, parlare dei propri ex non sempre può dare piacere all’altro coniuge, come anche utilizzare linguaggi volgari e irrispettosi, oppure dare ordini e avanzare pretese non condivise. Consapevoli che, se vissuto al meglio, il sesso e la sessualità possono addirittura diventare una via per la santità.

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Non a caso il Catechismo della Chiesa Cattolica è estremamente chiaro su questo argomento: “Il corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero stesso della creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude fin “dal principio” l’attributo “sponsale”, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e — mediante questo dono — attua il senso stesso del suo essere ed esistere“. Ciò mettendo al centro il fatto che “la relazione tra un uomo e una donna è essenzialmente una relazione d’amore”. Giovanni Paolo II, fautore della “teologia del corpo”, sintetizzò il tutto magistralmente dicendo: “L’amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano”.

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