Il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù: la Sindone ha davvero duemila anni | La conferma arriva dalla scienza

Uno scienziato italiano ha analizzato il lenzuolo della Sindone di Torino. E ha fatto una scoperta sorprendente.

Grazie a una nuova tecnica di datazione, dal nome di WAXS, gli scienziati italiani sono giunti a una conclusione che rovescia le analisi precedenti. E hanno datato la Sindone attorno all’epoca della morte e resurrezione di Cristo.

Sindone di Torino
L’uomo della Sindone di Torino  – photo web source

La Sindone risale all’epoca della passione di Cristo? A confermarlo ci sarebbe una nuova tecnica di datazione ai raggi X. Un dato che emerge dallo studio “X-ray dating of a linen sample from the Shroud of Turin” [Datazione a raggi X di un frammento dalla Sindone di Torino]. A dirigere lo studio lo scienziato del CNR Liberato De Caro, uno specialista della Sindone.

Lo scorso 11 aprile sono state pubblicate le conclusioni dello studio, nel quale Liberato De Caro, accompagnato da un team di ricercatori in collaborazione col prof. Fanti (Università di Padova) ha impiegato un metodo di «diffusione grandangolare dei Raggi X».

L’esperto ha potuto così esaminare l’invecchiamento naturale della cellulosa presente in un frammento del lino torinese. E il risultato dell’esame è sorprendente: la Sindone risulta ben più antica dei sette secoli che le avevano attribuito nel 1988 le analisi al carbonio 14. Il lenzuolo di Torino avrebbe in realtà duemila anni.

Un metodo per misurare l’invecchiamento naturale del lino

Intervistato dal National Catholic Register poco dopo la divulgazione dello studio, Liberato De Caro ha spiegato le tappe della sua ricerca, frutto di un’indagine trentennale sulla Sindone:  «Abbiamo sviluppato un metodo per misurare l’invecchiamento naturale della cellulosa di lino usando i raggi X, poi abbiamo convertito quella misurazione nel tempo trascorso dalla fabbricazione. Questo nuovo metodo di datazione, basato su una tecnica chiamata Wide-Angle X-ray Scattering (WAXS) è stato prima testato su campioni di lino già datati usando altre tecniche, su campioni che non avevano niente a che4 fare con la Sindone, e poi applicato a un campione prelevato dalla Sindone di Torino». 

sindone
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Gli esiti della ricerca di Liberato De Caro sono apparsi sulla rivista internazionale Heritage, dopo un mese di preparazione e di revisione (peer review). Sono stati resi noti anche sul sito del CNR, il Consiglio Nazionale Italiano della Ricerca.

Una sfida alla scienza

La Sindone, dice l’esperto, «sfida la scienza e ogni nuova ricerca potrebbe chiarire una parte del complesso puzzle che questa reliquia rappresenta. Per esempio, l’immagine della Sindone non ha ancora trovato una spiegazione definitiva da parte di quelli che l’hanno studiata, una spiegazione condivisa dall’intera della comunità scientifica». 

In effetti ancora oggi gli scienziati non sono in grado di spiegare quale tecnologia possa essere stata impiegata all’epoca per riprodurre una immagine del genere su un telo di lino. «È come se una lastra fotografica – spiega lo scienziato italiano – fosse stata impressa per irraggiamento. Studiando le tracce lasciate sulla lastra, si cerca di tracciare la natura della radiazione e le sue proprietà. Lo stesso potrebbe essere fatto per l’immagine della Sindone».

Un mistero affascinante, quello del sudario di Torino, che non cessa di interrogarci e sul quale la scienza avrà ancora molto da indagare.

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