25 May 2022

Il digiuno intermittente non «dà la spinta» alla perdita di peso

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Uno studio cinese mostra come, a parità di dieta, il calo ponderale risulti pressoché analogo. A fare la differenza non è tanto il momento del giorno in cui si mangia, bensì l’entità della restrizione calorica

Più che quando, conta quanto e come. La lotta all’obesità passa dalla correzione della dieta – attraverso una riduzione dell’apporto energetico giornaliero – e più in generale dello stile di vita. Un percorso lungo e non sempre dagli esiti garantiti. Ma che rimane comunque il più efficace, a dispetto delle tendenze. Tra le ultime, vi è il digiuno «intermittente», uno schema che prevede che si mangi soltanto in una determinata fascia oraria: per poi tenersi lontani dai piaceri della tavola per il resto della giornata. Una soluzione che non sembra però garantire una più rapida – ma soprattutto duratura – perdita di peso.

La dieta del digiuno, conosciuta anche come dieta «mima-digiuno», prevede l’assunzione controllata di proteine (11-14 per cento), carboidrati (42-43 per cento) e grassi (46 per cento), per una riduzione calorica complessiva compresa tra il 34 e il 54 per cento rispetto all’apporto canonico. Sotto questa etichetta, rientrano due tipologie di schemi alimentari. La dieta «5:2» prevede che per cinque giorni alla settimana si possa mangiare assumendo tutti gli alimenti, senza eccezioni. Il periodo deve essere inframezzato da due giornate (tra loro non consecutive) in cui l’approvvigionamento energetico non deve essere superiore a un quarto di quello abituale: ovvero tra 500 e 600 chilocalorie (200-250 a colazione e 300-350 a cena).

Si parla anche di dieta del digiuno intermittente quando si concentra l’assunzione di alimenti in un periodo variabile tra 6 e 8 ore (schema «16/8»). Prima dell’inizio della giornata e dopo l’ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino, in modo da abituare l’organismo a vivere e a «lavorare» in condizioni di riduzione della sazietà. Così facendo, si evita anche di accumulare energia sul finire della giornata, cosa che accade invece a chi è abituato a cenare molto tardi, senza avere poi il tempo di smaltire l’energia accumulata poco prima di andare a letto.