IL MOVIMENTO LGBTQ E I DIRITTI SOCIALI

Sabato 24 giugno sono andata al Pride di Milano. Bellissima esperienza, non ero mai stata ad un Pride così grande e variopinto! Sono rimasta però negativamente impressionata da un episodio che ha visto la nostra Chiesa svolgere un ruolo di mediazione che avrei preferito non fosse stato necessario. Mi spiego. Al Pride erano presenti anche alcune aziende con loro striscioni: la TIM per esempio con un gruppo di persone che portavano magliette dell’azienda e uno striscione pubblicitario. Mi è stato detto che queste aziende sostengono i diritti civili dei gay e hanno sponsorizzato la manifestazione in cambio di visibilità. Fin qui nulla di male, anzi. C’è stata però un’azienda di distribuzione e consegna a domicilio di piatti pronti e panini, la Deliveroo, che non si è limitata a partecipare con persone in maglietta pubblicitaria e striscione, ma ha fatto propaganda distribuendo volantini e inserendo nel corteo persone travestite da giganteschi panini e pizze. Anche questo, benché a mio avviso meno accettabile (un po’ troppo invadente) può andare bene. Il problema si è posto quando nel corteo si sono fatti sentire con tanto di megafono lavoratori di quella stessa azienda (gay e lesbiche), che hanno fatto sapere che l’azienda usa per le consegne lavoratori a partita IVA, pagati ben euro 3,50 per ogni consegna. Ci hanno informati che l’azienda in questione non assume il personale per le consegne ma costringe i suoi “collaboratori” a diventare lavoratori autonomi per una attività meramente esecutiva di disposizioni altrui, con regole, tempi e modalità imposte dal datore di lavoro. In sostanza, lavoratori senza diritti né tutele.
Si è determinata una certa tensione fra i rappresentanti ufficiali dell’azienda e i lavoratori in lotta, al punto che l’organizzazione del pride voleva chiamare la Digos. Solo l’intervento del nostro pastore e Decano, il Rev. Panerini, ha impedito che ciò avvenisse: e per fortuna, perché erano presenti al Pride anche rappresentanti di partiti politici, per esempio Rifondazione Comunista, Possibile e Sinistra Italiana, che non sarebbero potuti restare a guardare mentre i lavoratori venivano espulsi dal corteo a forza dalla polizia.
Questo episodio deve essere meditato. Ammettere aziende, cioè soggetti con fini di lucro, al pride può non essere una scelta sbagliata, a condizione però che non si limitino a dire che sostengono i diritti civili ma rispettino i diritti dei loro dipendenti, perché diversamente si crea una situazione di conflitto che ha conseguenze rilevanti per tutti. Infatti nel caso di Milano sono stati messi i diritti dei gay in conflitto con i diritti dei lavoratori.
Perché è stato possibile?
Penso che sia accaduto perché il movimento gay è troppo chiuso in se stesso, troppo rivolto alla tutela dei propri diritti senza considerazione per i diritti degli altri. Ho sentito molti partecipanti al corteo dire a voce alta: ma cosa vogliono questi? Che ce ne importa di loro? Vadano a fare le loro rivendicazioni altrove.
E’ stato possibile anche perché i dirigenti del movimento sono spesso persone benestanti, borghesi nel senso classico della parola, con un occhio di riguardo per aziende e sponsor ma non per gli altri discriminati. Sembra un’accusa pesante, alla luce anche del fatto che nel corteo era presente anche uno striscione a favore dei diritti dei migranti che muoiono a migliaia nel Mediterraneo nel tentativo di fuggire da situazioni di guerra e di fame.
Ma i migranti non ponevano un problema etico nei confronti di singole aziende, non facevano emergere, con immediatezza e concretezza, una contraddizione, una conflittualità. I lavoratori dell’azienda che afferma di sostenere i diritti civili invece hanno posto in evidenza subito e in concreto la contraddizione.
Quello che va capito, e che il movimento gay italiano sembra non comprendere, è che se non si difendono i diritti di tutti gli oppressi, se non c’è insomma solidarietà, in realtà si indebolisce la difesa dei diritti di tutti, gay compresi. Penso all’esperienza dei gay britannici che, durante il lunghissimo sciopero dei minatori inglesi contro il governo Thatcher, si schierarono apertamente con i minatori, esperienza che è stata ben rappresentata nel film “Pride”. Anche in Gran Bretagna fu più facile vincere l’omofobia e la diffidenza dei minatori che le divisioni interne al movimento gay: molti abbandonarono il movimento senza capire l’immenso valore politico e sociale della solidarietà in quella difficile situazione.
In Italia la connotazione borghese di parte della dirigenza del movimento gay, e una forte tendenza ad auto-ghettizzarsi, impedisce al movimento di essere pienamente riconosciuto e accolto, e di raggiungere pienamente i propri obiettivi. La recente legge sulle coppie di fatto non è altro che un molto parziale riconoscimento, che nulla toglie al fatto che le coppie gay restano coppie di serie b e le persone LGBTQ persone discriminate.
La solidarietà, valore cristiano per eccellenza, fonda la forza dei più deboli, dei discriminati, di chi è privo di diritti. Se tutti i movimenti che lottano contro le tante discriminazioni non capiranno questo, sarà molto difficile vincere le tante dure battaglie che dobbiamo combattere. La sinistra ha cominciato da tempo a rivalutare il socialismo cristiano delle comunità di credenti, speriamo che comincino a farlo anche i movimenti per i diritti civili.

Marta Torcini

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