LA POLITICA, L’AMBIENTE E LE ELEZIONI

In piena campagna elettorale c’è un argomento di cui nessuna formazione politica parla, ma che dovrebbe essere considerato assolutamente prioritario, ben più importante persino dei problemi connessi alla sicurezza delle persone sul territorio: mi riferisco alla questione ambientale e cioè alla tutela del nostro ecosistema. In mezzo a programmi la cui vaghezza è emblematica della povertà di idee, e ad improbabili promesse a pioggia (mille euro ai pensionati, l’università gratis per tutti e varie altre) provenienti da tutti gli schieramenti, la parola “ambiente” è l’unica totalmente assente.
Eppure dipendiamo interamente dall’equilibrio e dalla salute dell’ecosistema del pianeta per la nostra sopravvivenza: nulla di quanto esiste e costruiamo, anche l’oggetto più tecnologico, potrebbe esistere senza risorse naturali. Eppure gli allarmi, antichi o recentissimi, sul drammatico destino che aspetta il nostro pianeta se continuiamo a sfruttare le risorse naturali senza curarci degli equilibri ambientali e senza provvedere a forme efficaci di tutela, non mancano.
Nel luglio del 2017 è stato pubblicato uno studio dell’università di Stanford dal quale risulta che dal 1900 al 2015 il numero di animali che ci circonda è dimezzato, al punto da definire il fenomeno “sesta estinzione di massa”: uno spopolamento di dimensioni inimmaginabili che coinvolge l’intero ecosistema del pianeta. Più recentemente è stato reso noto il drammatico bilancio dello scioglimento dei ghiacci dell’Artico: negli ultimi 30 anni ha perso più di tre quarti del volume dei ghiacci e nel 2012 il livello di questi ha toccato un triste minimo storico. Secondo molti scienziati il ghiaccio potrebbe svanire totalmente entro il 2020. Può darsi che questa data non sia corretta, ma quello che è certo è che lo scioglimento dei ghiacci viaggia a velocità impressionante. Le cause fondamentali del fenomeno sono note da decenni: sfruttamento petrolifero e riscaldamento globale per l’uso dei combustibili fossili. Quello che non viene raccontato sono le conseguenze per la vita di persone e animali: tanto per fare un esempio, gli orsi polari, icona dell’ambiente artico, sono totalmente dipendenti dal ghiaccio per il loro intero ciclo vitale: dalla caccia alle foche, la loro preda principale, all’accudimento dei cuccioli. I ricercatori stanno registrando un crescente numero di orsi polari che annegano perché devono nuotare per distanze più lunghe fra un banco di ghiaccio e l’altro. Altri passano più tempo sulla terraferma a digiuno, mentre aspettano che l’acqua torni a ghiacciarsi alla fine dell’estate. Alcune ricerche hanno anche trovato che per la prima volta gli orsi polari si stanno cannibalizzando a causa della mancanza di cibo, un effetto diretto della perdita di ghiaccio causata dai cambiamenti climatici. Eppure la reazione di politici irresponsabili e multinazionali dell’energia è stata di soddisfazione: infatti si aprono nuove vie di navigazione ed è già partita la corsa allo sfruttamento delle risorse minerarie dell’Artico, resa ovviamente più facile dallo scioglimento dei ghiacci.
Recentemente ci hanno detto che il buco dell’ozono si sta riducendo: quello che non ci è stato detto è che si è ridotto solo del 9%. Inoltre il famoso protocollo di Kyoto, che ha costretto molti paesi ad eliminare l’uso dei CFC, i gas che hanno provocato il buco, e che peraltro non è stato firmato da alcune fra le nazioni più inquinanti, fra cui gli Stati Uniti, non ha l’efficacia sperata perché i CFC sono stati sostituiti da altre sostanze altrettanto inquinanti.
Anche la pubblicità di certe multinazionali è deviante: per esempio la pubblicità ENI ci racconta che le trivelle che smettono di lavorare per l’esaurimento dei giacimenti petroliferi sottostanti non vengono rimosse (l’operazione avrebbe costi enormi), ma coperte di pannelli solari. Potremmo credere che l’ENI è diventata una società ecologista, se non sapessimo per esempio quali danni ambientali provocano le sue attività in Nigeria.
La politica non si comporta meglio. Pensiamo alla Grosse Koalition realizzata in Germania: l’entrata dei socialdemocratici nel governo dovrebbe portare ad un allentamento dell’austerità, ma questo comporterà un forte impulso allo sviluppo (inteso come sviluppo capitalistico), con conseguenze negative per l’ambiente. E pensiamo a Trump, il presidente del paese forse più potente e sicuramente più inquinante al mondo, che nega persino l’esistenza del riscaldamento globale.
Qualche scienziato è convinto che abbiamo ormai superato il punto di non ritorno.
E in Italia? Come abbiamo già detto, siamo nel corso della campagna elettore di più basso livello che si sia mai vista nella storia della Repubblica, e di ambiente nessuno parla. La spiegazione è piuttosto semplice: parlare di ambiente non porta voti, perché le persone, gli elettori, non sono informati e quindi non se ne preoccupano.
La responsabilità di questa disinformazione è di molti, a cominciare dai media (giornali, TV, tribune politiche e talk show), per passare ai politici, di tutti i partiti, nessuno escluso, che quando ne parlano (raramente) tengono sempre la voce molto bassa. Il motivo a mio avviso è evidente: nel nostro Paese chi mette il dito sulle piaghe vere è un portatore di disgrazia, soprattutto per i detentori del potere economico, che non intendono cambiare il modello di sviluppo. I politici sostengono questo modello o perché non hanno idee o perché sono al servizio dei potentati economici. I giornali e i giornalisti, lungi dall’essere indipendenti e porre domande scomode (ricordate la battuta finale del film The Post? “I giornali sono al servizio degli elettori non degli eletti”), si allineano con il “verbo” dell’editore e dei suoi interessi economici e legami politici.
Ma la responsabilità è soprattutto nostra, del popolo. Ormai da più di venti anni ci siamo abbandonati, per quieto vivere, per stanchezza, per insipienza, per stupidità, alla corrente del qualunquismo e dell’indifferenza. Abbiamo lasciato che nelle scuole ai giovani non venisse più insegnata la storia che a sua volta insegna a ragionare, abbiamo orientato gli studi dei nostri figli in funzione del posto di lavoro e non della loro formazione intellettuale e spirituale, per la nostra tranquillità abbiamo messo in mano a bambini delle scuole elementari i cellulari (così so sempre dov’è, si giustifica il genitore che non se ne occupa). Abbiamo rinunciato a fare politica di base, permettendo che i partiti si trasformassero da centri di aggregazione sociale, di manifestazione di bisogni e problemi, di elaborazione di idee per risolverli, in comitati elettorali delle personalità emergenti, di solito note soprattutto per la loro arroganza e presunzione, da convocarsi solo all’occorrenza dal personaggio di turno.
Abbiamo perciò permesso che facessero di noi dei consumatori inconsapevoli di prodotti di cui non avevamo e non abbiamo in realtà alcun bisogno, a vantaggio del profitto di pochi; abbiamo permesso che ci sacrificassero con la riduzione dei nostri diritti, quei diritti che la generazione precedente aveva faticosamente conquistato con lunghe e difficili battaglie nei posti di lavoro, e a causa di questo i nostri figli oggi accettano lavori inadeguati per compensi irrisori, e per di più a termine; abbiamo permesso che la scuola italiana, una delle migliori al mondo, venisse declassata a mercato dell’offerta formativa, e invece di essere luogo di educazione al ragionamento individuale, al rispetto del diverso e fonte di conoscenza, abbiamo permesso che diventasse il luogo della discriminazione fra ricchi e poveri, laddove i poveri vanno nelle scuole pubbliche declassate, e i ricchi frequentano invece costose scuole private, dove un titolo di studio non lo raggiungono i più preparati e intelligenti, ma quelli che ricevono più spinte (altrimenti dette pedate nel c….) grazie ai soldi dei genitori…. e persino grazie ai soldi pubblici, dal momento che le scuole private sono indirettamente finanziate dallo Stato, in spregio all’art. 33 della Costituzione.
Noi cristiani in particolare dobbiamo vergognarci di questo stato di cose. La legge divina ci impone di difendere i più deboli, i poveri, i discriminati, di cercare l’uguaglianza per quanto possibile sulla terra. Sappiamo di essere solo amministratori del mondo che il Signore ci ha dato, che abbiamo il dovere di consegnare l’ambiente, dal quale dipende la nostra vita, intatto alle generazioni future, perché anch’esse possano beneficiare dei doni del Signore. Cosa abbiamo fatto finora per adempiere a questi nostri doveri? L’informazione non arriva a casa, o meglio: arriva a casa solo l’informazione che i potentati economici e politici vogliono che arrivi. Il primo nostro dovere perciò è quello di informarci, di cercare le fonti (i libri non mancano, chi può aiutare ad orientarci neppure, ma gli italiani non leggono), di impegnarci a capire ragionando con la nostra testa, senza farci incantare dalle sirene del tutto e subito, dall’idea decisamente fascista dell’uomo della provvidenza solo al comando, che ci risolve tutti i problemi.
La vita non è facile, non ci regala nulla, ci sono richiesti impegno e fatica per consolidare e rispettare i valori fondanti della nostra esistenza. Il premio è la consapevolezza di aver fatto il nostro dovere, di aver rispettato i Comandamenti di Dio, di esserci spesi per gli altri. Se anche non abbiamo cominciato finora, è questo il momento di cominciare, magari proprio dalla difesa dell’ambiente, dono di Dio e nostra unica fonte di vita sulla Terra.

Marta Torcini
m.torcini@lapaginacristiana.it

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