LA PASQUA E GLI AGNELLI

In passato mi sono occupata di animali e cibo in relazione alla nostra fede cristiana. Desidero ora tornare sull’argomento. Ci stiamo infatti avvicinando alla Pasqua, la più importante celebrazione cristiana, che ogni anno è accompagnata dalla “tradizionale” strage degli agnelli. La domanda che mi pongo è questa: che cosa ci autorizza a uccidere i piccoli della pecora per celebrare la festa per eccellenza, la Resurrezione di Gesù, quindi una festa di vita, addirittura di vita eterna?
Andiamo come sempre alle Scritture, e dobbiamo ammettere che non vi è nella Bibbia un divieto esplicito, anzi: come ebbi già modo di scrivere a suo tempo, Dio stesso, dopo il diluvio, ci ha autorizzati a mangiare gli altri animali, per nutrircene e senza dimenticare che anch’essi sono parte del patto di Dio con il creato. Inoltre l’agnello è citato nelle Scritture come animale per i sacrifici: per esempio in Esodo 29,38-42; in Levitico 9,3; in Numeri 28,11. Ma l’Agnello per antonomasia è Gesù, che fu chiamato “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv. 1,29, ma anche 1P. 1,19 e Ap. 5,6 e nell’Antico Testamento ricordo Is. 53,7).
Dobbiamo anche ricordare che i sacrifici animali fra gli Ebrei erano fatti solo nel Tempio, quindi solo a Gerusalemme, e cessarono di fatto con la deportazione in Babilonia e la distruzione del Tempio. Non solo, ma nei profeti è più volte detto che Dio non gradisce sacrifici, ma “Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto” (ad esempio Sl. 50,14 e 23 e Sl. 51,16-17; Os. 8,13).
Che può voler dire tutto questo?
In primo luogo ricordiamoci che i cristiani non hanno mai fatto sacrifici animali: con Gesù, Agnello sacrificale per la nostra salvezza, i sacrifici animali hanno avuto termine e nessuna comunità cristiana ha mai sacrificato animali nelle celebrazioni sacre. Per noi cristiani quindi l’Agnello è simbolo di vita e di salvezza. Non abbiamo quindi alcuna ragione per celebrare la Pasqua con l’uccisione di un animale che per noi rappresenta il Salvatore. Non mangiare l’agnello, né normalmente durante l’anno, né tanto meno in occasione della Pasqua, è riconoscere in questo animale un simbolo speciale, con il quale siamo usi raffigurare e identificare Gesù Cristo. Non credo siano necessarie altre parole. Noi mangiamo il corpo e beviamo il sangue di Cristo nel sacramento della Santa Cena, così come Lui stesso ci ha comandato. Ciò è sufficiente. Non è necessario quindi che, per una crudele e sanguinaria tradizione, facciamo strage di cuccioli innocenti per imbandire la nostra tavola.
Un’ultima considerazione. Mi chiedo quanti di noi, sedendosi a tavola per la Pasqua, guardano l’agnello che viene posto in tavola e pensano a Gesù. Io credo nessuno o quasi. Un’ulteriore conferma dell’inutilità di questa strage.

Marta Torcini

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